Bipartitismo? No, grazie

Lunedì, 22 giugno 2009 - 16:20:00


Di Matteo Lazzaro

Il referendum è fallito, e con esso è tramontato il sogno del bipartitismo in Italia. Mano a mano che il tempo scorreva e con esso non aumentava la percentuale dei votanti per i quesiti referendari andava via via delineandosi la reale volontà del Paese: gli italiani non vogliono sentir parlare nella maniera più assoluta di bipartitismo, all'italiano evidentemente piace scegliere e gli piace a tal punto che due alternative per il governo del paese gli sembrano decisamente poche. Non c'è da stupirsene in fin dei conti, il nostro Belpaese è tutto fuorché anglosassone, la nostra tradizione democratica paragonata ai modelli bipartitici è ancora giovane ma cosa più importante ha tratti salienti propri del tutto originali.

Quello che stupisce invece è l'ostinazione di una larga fetta di intellighenzia e classe politica nel voler a tutti i costi adattare l'Italia a modelli che non soltanto non le sono propri, ma che hanno storie, tradizioni e significati molto differenti. Il Pdl non si è schierato a favore del referendum ma non per convinzione, piuttosto per la preoccupazione di non irritare una Lega fondamentale per i ballottaggi in corso. Il Partito Democratico invece è l'unico mobilitatosi per il sì, palesando per l'ennesima volta la distanza fra la sua linea politica e la gente. In fin dei conti non c'è da stupirsene,  gia nel nome del soggetto politico, ispirato alla tradizione bipartitica americana, è chiara la vocazione maggioritaria. Che poi si tratti solo di una vocazione e nei fatti i democratici nostrani non abbiano nulla a che vedere con i colleghi americani è altra storia.

I partiti minori invece si sono tutti schierati o per l'astensione o per il no. Particolarmente ambiguo è stato poi l'atteggiamento dell'Italia dei Valori: il suo leader si è prestato per la raccolta delle firme necessarie alla presentazione dei referenda ma poi da qualche settimana a questa parte si è detto esplicitamente contrario e ha invitato il suo elettorato a votare no. Un atteggiamento che a voler ben vedere non è poi così strano: quando si è al 2% forse risulta conveniente farsi assorbire da altre entità più grandi (come doveva accadere all'Idv dopo le elezioni politiche del 2008) e giocare sul bipartitismo, quando invece l'elettorato premia (come nelle ultime elezioni europee), diventa più conveniente conservare la propria autonomia e quindi quello che i politologi chiamano "potere di ricatto".

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