La Binetti? Passi pure il Natale in casa Rutelli
Di Giuseppe Morello
"Al 40% vado in Alleanza per l'Italia di Rutelli e al 60 resto nel Pd", lo ha detto Paola Binetti, la deputata Teo-dem del Pd, inaugurando l’adesione politica a percentuale. Seguendo il suo esempio ho deciso di diventare tifoso dell’Inter al 40% e della Juve al 60; sarò anche vegetariano al 28%, carnivoro al 42 e vegano al 30, oltre che cosmopolita al 55%, e xenofobo al 45%.
Nel Pd il tanto invocato incontro tra la cultura laica e quella cattolica non c’è mai stato, nel senso che in tutti questi anni le due culture sono state giustapposte, ma non si è riusciti a trovare una sintesi originale che fosse davvero l’amalgama tra gli eredi del Pci e della Dc. L’esperimento non è riuscito e infatti il Pd oggi colleziona al proprio interno come fossero figurine di calciatori due estremi come Ignazio Marino e Paola Binetti senza riuscire a farli parlare tra loro. La domanda è persino ovvia: che ci stanno a fare nello stesso partito?
Che senso ha per il Pd avere al proprio interno una donna come la Binetti che pensa che l’omosessualità sia una devianza e che sia associata alla pedofilia, una che indossa il cilicio come forma di mortificazione corporale e che è contraria al testamento biologico? Non è vero che tutte le differenze arricchiscono, ci sono anche quelle che paralizzano.
La Binetti non aggiunge niente al Pd, è solo motivo di contrasti quando si parla di argomenti come la vita, il sesso, la famiglia, temi sui quali il Pd appare come un patchwork di opinioni, un’arlecchinata di posizioni dalla laicità estrema all’integralismo.
Ma allora perché Bersani non manda la Binetti già da subito a passare il Natale con Rutelli? Ma tutta intera, non solo al 40%.



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