"La sinistra rifletta sulla figura di Bettino Craxi"
Di Francesco Cocco
| Ecco la verità politica su Bettino in un libro choc Critica Sociale sta organizzando per la prima metà di febbraio a Milano una conferenza nazionale su Bettino Craxi, a dieci anni dalla sua scomparsa in esilio. Sarà intitolata: "Bettino Craxi e il liberalsocialismo al governo" |
![]() Bettino Craxi |
Che cosa resta del pensiero politico e dell'esperienza di Bettino craxi nell'attuale scenario italiano?
"Molto, se si considera che sono passati vent'anni dal decennio in cui è stato protagonista. Le sue innovazioni sul piano della comunicazione sociale, della politica... la modernizzazione del Paese. E poi il superamento delle incrostazioni ideologiche di una certa sinistra. Certo, rimane un capostipite. Oltre a questo, Craxi rappresenta oggi un'idea ben più compiuta di ciò che significa o dovrebbe significare "uomo di Stato"; una figura, cioè, capace di rappresentare non soltanto una parte, ma un'intera nazione nei frangenti più decisivi della sua storia".
C'è un qualche protagonista della politica attuale che le sembra aver raccolto l'eredità di suo padre?
"Parliamo di un uomo che fu protagonista di una stagione non ripetibile. Dal punto di vista "ideologico", nella sinistra europea Tony Blair ha rappresentato qualcosa di assai simile. Sul piano nazionale, mi riesce difficile individuare una personalità. Ci sono alcuni che possono aver preso qualche cosa. Ma è troppo poco per dire che ne siano gli eredi diretti o i continuatori".
Fra i vari esponenti ex socialisti del governo Berlusconi c'è chi ha mantenuto qualcosa di quell'eredità?
"Beh, se si richiamano a una tradizione socialista e craxiana, evidentemente cercano almeno a parole di seguirne l'insegnamento. Dal punto di vista pratico, onestamente, non lo vedo. In nessuna delle politiche di questo governo riconosco lontanamente un afflato, uno spirito, dell'epoca craxiana. D'altronde è naturale: sono passati più di vent'anni".
In tanti mettono in correlazione l'esperienza politica di Craxi con la fase che sarebbe di lì a poco cominciata: quella segnata da Silvio Berlusconi. Al di là dei rapporti che c'erano fra le due persone, c'è qualche altro collegamento?
"Una stagione nasce dall'altra. Il berlusconismo si impone alla fine della Prima Repubblica, quindi è inevitabile una relazione fra le due cose. Per quanto riguarda la pratica politica, il pensiero, il carattere delle due esperienze... beh, è difficile trovare delle analogie. Che poi vi fosse - come vi fu ed è noto - una sincera amicizia, non è sufficiente ad attribuirvi un carattere politico. Sono vicende totalmente diverse, per storia, cultura, tradizione. Che poi ci siano milioni di ex elettori del Psi che oggi votano Berlusconi lo reputo probabile. Ma è per altri motivi".



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