Il Sudan soll'orlo del baratro
Il presidente Omar al Beshir ha rivolto un appello ai ribelli del Darfur perché depongano le armi e partecipino al processo di pace.
In un discorso durante la visita, oggi, nel villaggio di Al Sabdo, località di Al Dain, nel sud della regione, Beshir ha affermato che il governo “sta tentando di riunificare il popolo del Darfur” e rivolgendosi ai ribelli ha aggiunto: “avete preso le armi per reclamare lo sviluppo della vostra terra, e lo sviluppo è finalmente arrivato e proseguirà”.
Riferendosi al mandato di arresto spiccato contro di lui due settimane fa dai giudici della Corte pena internazionale (Cpi), sulla base di accuse per “crimini di guerra e contro l’umanità” presentate dal procuratore generale, Luis Moreno Ocampo, Beshir ha aggiunto che “la risposta del Sudan è quella di fornire elettricità, costruire nuovi palazzi, scuole e ospedali in Darfur” e che “non sono né gli Stati Uniti né la Gran Bretagna a scegliere il presidente, ma i cittadini del Sudan”.
Tra la folla che era presente al comizio, le telecamere dell’emittente satellitare ‘Al Jazeera’ hanno mostrato un asino coperto da un telo con su scritto, in arabo, ‘Ocampo’.
L’Unione Africana chiede sospensione mandato arresto
In occasione dell’avvio ufficiale ad Addis Abeba dei lavori di “un comitato di personalità eminenti” dedicato alla crisi del Darfur, l’Unione Africana (UA) ha rinnovato la richiesta al Consiglio di sicurezza dell’Onu di sospendere il mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale (Cpi) nei confronti del presidente sudanese Hassan Omar al-Bashir.
“L’UA chiede ancora una volta al Consiglio di sicurezza a prendersi le sue responsabilità: sospendere il mandato d’arresto e dare una possibilità alla pace in Darfur” ha detto la commissaria Elizabeth Tankeu, rappresentante della Commissione UA nel comitato di esperti.
“La decisione della Cpi – ha aggiunto la Tankeu - può avere conseguenze gravi per il processo di pace in Darfur ma anche per il resto del Sudan”. L’UA ha nominato l’ex presidente del Sudafrica Thabo Mbeki a capo del gruppo di esperti, di cui fanno parte anche due ex-presidenti di Nigeria e Burundi. Compito del comitato è esaminare la situazione in Darfur e proporre soluzioni per risolvere la crisi nella regione sudanese.
“La nostra organizzazione continentale – ha detto Mbeki nella prima giornata della riunione - ha preso la decisione chiara e netta che il continente deve agire non solo per mettere fine alle guerre e ai conflitti violenti, ma anche per assicurare che la cultura dell’impunità non abbia più spazio”



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