Bersani scrive una lettera a Monti: ora serve il dialogo sociale

Tre idee ed una lunga lettera a "Repubblica": Pier Lugii Bersani presenta le proposte del Pd per i mesi a venire chiedendo il rilancio del dialogo sociale e condannando l'antipolitica. O, meglio, sottoineando la dignita' e la centralita' della politica.
In Europa "fino ad ora le decisioni sono state deboli. L'agenda da qui a marzo di per se' non rassicura. Nelle opinioni pubbliche e' ancora dura come il marmo quell'ideologia difensiva e di ripiegamento che le destre europee hanno coltivato, ricavandone inutili vittorie, e che i progressisti non hanno potuto o saputo contrastare, ricavandone larghe e dolorose sconfitte", spiega il segretario del Pd, "Inutile illudersi. O si mette in comune rapidamente e seriamente la difesa dell'Euro (vincoli di disciplina, strumenti efficaci e condivisi contro la speculazione e per la crescita, politiche macroeconomiche coordinate) o sara' il disastro. Se davvero l'Italia e' troppo grande sia per fallire che per essere salvata, allora e' troppo grande anche per stare zitta".
Quindi "e' tempo che ciascuno di noi faccia la sua parte in Europa; il Partito Democratico sta lavorando per la piattaforma comune dei progressisti europei. Ma e' tempo anche di fare qualcosa assieme, qui in Italia. Governo e forze politiche possono determinare una posizione nazionale. Il Parlamento (che non esiste solo in Germania!) puo' articolarla e assumerla. Il nostro Presidente del Consiglio puo' interpretarla e gestirla al meglio. Le idee ci sono e vedo su di esse la possibilita' di una larga convergenza".
All'Europa, insomma, va detto questo: "Noi continueremo le nostre riforme e ci riserviamo ogni ulteriore iniziativa per rafforzare la nostra credibilita'. Ma non faremo piu' manovre. A chi raggiunge il 5% di avanzo primario che cosa altro si puo' chiedere? Nel caso, nessuno pensi di trattarci come la Grecia. Come si diceva, siamo troppo grandi e quindi parecchio ingombranti. Se ne tenga conto".
Seconda riflessione di Bersani, quella dedicata a come "contrastare la recessione, produrre crescita e occupazione, dare una prospettiva alla nuova generazione". "Salvare l'Italia e' possibile solo se cambiamento e coesione si danno la mano", avverte, "Emergenza e transizione pretendono una forma particolare di dialogo sociale tale da sollecitare partecipazione e corresponsabilita', salvaguardando comunque la decisione tempestiva. Si puo' fare e, a parer mio, si deve fare".
Questo a partire da "un rapporto stabile, permanente e ordinato, del Governo con i Gruppi Parlamentari; un rapporto da allestire anche nella fase ascendente delle decisioni. Si parli di mercato del lavoro, o di liberalizzazioni, o di politica industriale, di pubblica amministrazione, di immigrazione, di Rai e di cento altri temi, esistono in Parlamento, da ogni lato, idee inevase da anni e non necessariamente divisive". In questo ambito "la trasparenza e la chiarezza servono a tutti. Ci si ricordi allora che la solidarieta' e' la materia prima di una comunita', e' cio' che la distingue da una accozzaglia anarchica di interessi".
"Se vogliamo farcela, tutti assieme, i riflettori vanno dunque puntati su chi e' piu' in difficolta'", continua Bersani, "Bisogna predisporre l'aiuto a chi sta vivendo e vivra' le condizioni piu' difficili, come l'assenza di lavoro, l'insufficienza di reddito o una disabilita' abbandonata. Su questo, non ci siamo ancora. Occorre fare di piu', cominciando col cancellare qualche inutile asprezza di alcune misure gia' adottate che suscitano un giusto risentimento".
Segue la terza idea: "riduzione del numero dei Parlamentari, di riforma del bicameralismo, di radicale aggiornamento dei regolamenti parlamentari e, alla luce delle prossime decisioni della Corte, di riforma elettorale. Su tutto questo esistono proposte e appaiono possibili convergenze significative".
"Si intende fare sul serio? Intendiamo davvero passare dalle parole ai fatti? Questo pronunciamento tocca innanzitutto ai segretari dei partiti, ovviamente non solo a quelli che hanno votato la fiducia al Governo, ma a partire da loro. C'e' poco tempo ed e' quindi ora di prendersi impegni pubblici, espliciti e dirimenti", sottolinea il segretario del Pd. Che conclude: "il Partito Democratico ha compiuto un gesto propriamente politico, trasparente e generoso, nel sostenere questa transizione".


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