Scontro nel Pd, così Bersani zittisce Franceschini
![]() Pier Luigi Bersani |
Il clima del coordinamento post-elezioni è stato, assicurano fonti vicine al segretario, molto meno teso di quello che si è tentato di descrivere. Nella sua relazione introduttiva Bersani ha ribadito la lettura del voto data nel pomeriggio in conferenza stampa. "Non accetto che si valuti il risultato in modo errato", ha insistito, Berlusconi ha perso 4 punti e il Centrosinistra invece ha dimezzato lo svantaggio sul Centrodestra. E nessuno, ha ribadito, due mesi fa avrebbe scommesso che si sarebbe avuta la meglio in sette regioni.
Non solo. Si è vinto in comuni come Lodi, Lecco e Venezia, in zone che certo non sono feudo della sinistra. Alla minoranza che via via snocciolava dati sui voti persi ed elenco della spesa per costruire un nuovo Pd, alla fine Bersani ha ribattuto confermando la linea che lo ha portato l'ottobre scorso alla segreteria.
C'è bisogno di "un rinnovamento della classe dirigente", è stato il suo primo monito. Poi è necessario agire "sul radicamento nel territorio". E aprire il dialogo con le altre forze di opposizione e della società civile. Dunque, "bisogna lavorare, non guardarsi l'ombelico". Perché sarebbe sbagliato, fanno notare dall'entourage del segretario, considerare le Regionali l'inizio dell'era Bersani, che si è trovato in campagna elettorale appena eletto. La vera segreteria in qualche modo inizia oggi. "Adesso si comincia a lavorare", è stato il messaggio.
Le polemiche sulle elezioni però sono continuate. Sul tavolo del segretario è arrivata la lettera di 49 senatori del Pd che chiedono "un cambio di Passo". Secondo i parlamentari, "il lavoro ordinario non basta più. I ritmi ortodossi sono troppo lenti".
E Antonio Di Pietro ha chiesto un gesto di "chiarezza" sull'esito del voto. "Credo che vada riconosciuta la vittora della coalizione di Centrodestra e la sconfitta della coalizione di Centrosinistra", ha detto il leader dell'Idv. Per Di Pietro, deve partire da subito "un confronto tra le forze politiche, sociali e culturali" sia per il programma sia per il candidato premier per il 2013. Ma, ha chiarito, in corsa per la nomination "non ci sono io e neanche Bersani". Da largo del Nazareno però frenano. "E' un po' presto per parlarne...".



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