Il Pd resti avversario. E isoli i ‘nemici’ di Silvio
Di Giuseppe Morello
Davide Corritore, che su Affaritaliani.it lo invitava a far visita a Berlusconi, prendendo per altro nettamente le distanze dall'ala del Pd rappresentata da Rosy Bindi che gioca sull'ambiguità: da un lato condannando l'aggressione e dall'altro insinuando, nemmeno troppo velatamente, che Berlusconi un po' se l'è cercata - argomento equivalente a quello di chi giustifica le violenze sessuali perché "è colpa delle ragazze che provocano con le minigonne". Roba da matti.
"Siamo tutti convinti che ogni gesto di violenza va rifiutato e che occorre un profilo di civiltà politica, di serietà, correttezza nel confronto politico anche quando è aspro e radicale", ha detto senza nicchiare Bersani, e sono parole sante non solo dal punto di vista etico, ma anche politico, perché collocano il Pd tra gli avversari e non tra i nemici di Berlusconi e mettono in chiaro che al di sotto di certe soglie non c'è più politica ma solo inciviltà e violenza.
In questo senso Bersani dovrà pensarci bene nei prossimi mesi prima di scegliere le future alleanze del Pd. Al di sotto della crosta infatti si intravede la possibile ammucchiata dei reduci della Prima Repubblica (Casini, Fini, gli eredi del Pci, i popolari) ai quali si potrebbero sommare Di Pietro e l'area di Repubblica, tutti contro Berlusconi. È sicuro Bersani di avere una cultura politica in comune con tutte queste forze? Ed è sicuro che abbiano condiviso la sua scelta di far visita al premier e di non traccheggiare sull'aggressione?
Non si tratta di condividere un punto del programma o un'alleanza, si tratta di condividere un modo di far politica. Non è roba da poco.



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