'Con l'opposizione non ci sarà dialogo'. Affaritaliani svela i piani del premier
Ha preso la parola inaspettatamente a Montecitorio inviando due segnali al Cavaliere: il primo è stata l'individuazione di un luogo preciso, Palazzo Chigi, dove aprire "subito un tavolo di confronto e gestione della crisi. E si chiamino tutte le organizzazioni sociali e sindacali". Il secondo è stato scendere nel dettaglio, avanzare proposte concrete. Un esempio? "Gli incentivi agli straordinari non funzionano. Come non ha funzionato la Robin Tax, come non ha funzionato l'intervento sull'Ici, i soldi dati su Alitalia, i condoni. Tutte risorse che potevano andare e devono andare a favore di salari e pensioni e per il contrasto della riduzione dell'occupazione". Inoltre, "altro grande cardine degli interventi deve essere il sostegno alle Pmi".
Insomma, Veltroni è pronto a varcare la soglia di Palazzo Chigi e confrontarsi direttamente con Berlusconi sulle misure anti-crisi. Subito la mente corre all'accordo tra i due leader sulla legge elettorale in senso maggioritario e per riforme costituzionali che rafforzassero il bipolarismo. Sancito anche da un'intervista del leader del Popolo della Libertà ad Affaritaliani.it di quasi un anno fa, nella quale il Cavaliere parlava di "convergenze" con il leader del Partito Democratico. Ma erano altri tempi. C'era ancora il governo Prodi. E l'obiettivo era quello di buttar giù il Professore o comunque di realizzare riforme attraverso una convergenza che prevedeva la permanenza dell'esecutivo di Centrosinistra. Quindi il contesto era totalmente differente. Non a caso, appena caduto Prodi, Berlusconi ha subito chiesto le elezioni anticipate, ignorando gli inviti di Veltroni.
Gli Stati Uniti insegnano come muoversi in modo bipartisan. Barack Obama e il suo sfidante sconfitto John McCain hanno rilasciato un comunicato congiunto dopo il loro incontro, promettendo di lavorare insieme per fronteggiare la crisi. Ma l'Italia non è l'America. E anche il caso della Vigilanza Rai non deve far pensare a un riavvicinamento tra i poli. Gianni Letta è intervenuto trovando la traballante soluzione Zavoli in meno di due ore, vero, ma dopo mesi e mesi di guerra totale. Con il Centrodestra a sostenere il Pd Villari e i Democratici pronti ad espellerlo.
E' stata una situazione particolare, in cui il premier ha chiesto l'intervento al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio anche con l'obiettivo di dividere l'opposizione. E infatti Di Pietro spara cannonate in direzione del Loft e i Democratici si dividono un'altra volta tra dalemiani e veltroniani (vedi caso Latorre). Insomma, il messaggio che giunge dal premier è chiaro: il Centrodestra ha i numeri per governare, ha il diritto e il dovere di farlo avendo ricevuto un mandato chiaro dagli elettori. In Parlamento, sui singoli provvedimenti, se le opposizioni vorranno aggiungere il loro voto a quello della maggioranza bene, ma nessun dialogo diretto tra Pdl e Pd. Nessun ritorno alla stagione della distensione.
Il presidente del Consiglio si sente offeso dalla minoranza (da Di Pietro e non solo) e non vuole aprire alcuna linea di credito. Rispedite al mittente le buone intenzioni di Veltroni, dunque, tanto che sulle classi ponte per gli immigrati - con il premier che ha appoggiato apertamente la proposta leghista, segno del rafforzamento del patto con Bossi - i Democratici sono tornati ad attaccare il premier, parlando di "irresponsabilità". Il dialogo è morto prima ancora di nascere. E' stato un aborto certo non spontaneo...
![]() L'articolo dell'Economist su Berlusconi: "Nel 2009 dimostri che è un vero riformista" |



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