Insider/ La Lega non molla il premier. Senza Silvio nessuna maggioranza
Giovedì, 18 giugno 2009 - 18:15:00
Non ci sono alternative a Silvio Berlusconi presidente del Consiglio
. Non ci sono alternative a questo governo. La Lega Nord è categorica, secondo quanto Affaritaliani.it ha appreso da una fonte ai massimi livelli molto vicina a Umberto Bossi. Anche se la situazione dovesse precipitare, vista la nuova bufera dell'inchiesta di Bari sulle 'fanciulle' nelle residenze del Cavaliere, il Carroccio non presterà mai i propri voti in Parlamento (60 deputati e 26 senatori) per un esecutivo tecnico o istituzionale o balneare o di transizione. Il Senatùr resta fedele al patto con il premier e su questo punto i leghisti sono compatti. Solo Berlusconi, infatti, è in grado di garantire ai padani l'applicazione del federalismo fiscale già approvato dalle Camera e la continuazione della lotta all'immigrazione clandestina."Il patto è solido", ha ribadito più di una volta Bossi e "la Lega è unita". Un segnale per chi nel Palazzo spera di trovare una sponda, modello '94, nel movimento dell'Alberto da Giussano. Dopo Berlusconi, se ci fosse un terremoto politico-giudiziario, ci sarebbero soltanto nuove elezioni anticipate. Punto. Nessuna sobordinata viene presa in cosiderazione in Via Bellerio. A questo punto, numeri alla mano, l'unica strada per chi si augura un governo differente in questa legislatura prevede l'accordo tra il Popolo della Libertà e il Partito Democratico. L'Udc da sola non basta e mettere insieme il Pdl e l'Italia dei Valori è impossibile, impensabile - come spiegano ad Affaritaliani.it fonti del partito di Antonio Di Pietro.
Tutto dipende da quanto il partito di maggioranza relativa, in caso di "scosse dalemiane", resterebbe coeso alla ricerca di una soluzione che eviti il ritorno alle urne. D'accordo certamente i finiani e gli ex democristiani di Forza Italia. Ma che cosa farebbero i fedelissimi di Berlusconi (almeno il 50% del gruppo)? Questo è il nodo centrale delle discussioni nel Palazzo e nei corridoi del Parlamento. Un esecutivo a guida Gianni Letta o Gianfranco Fini o addirittura Luca Cordero di Montezemolo potrebbe essere la strada per affrontare insieme la crisi economica, in modo bipartisan e con il consenso di tutte le parti sociali (e del Quirinale), e per riformare la legge elettorale (visto il probabile flop del referendum di domenica e lunedì) per poi tornare alle urne presumibilmente nel 2011. Ma il quadro è confuso.
Fuori la Lega e fuori l'Idv, serve comunque l'avallo di Berlusconi per trovare i numeri. Da solo Fini non ha la forza di mettere insieme tutto il Popolo della Libertà e soprattutto non può essere il padre di una frattura clamorosa e poi pensare di candidarsi a Palazzo Chigi una volta passato il periodo di "decantazione". Lo stesso discorso vale per il ministro dell'Economia. Il pallino è ancora nelle mani del Cavaliere, insomma, anche in caso di terremoto (politico)...

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