Berlusconi: siamo al killeraggio, ma chi sbaglia paghi

Venerdì, 14 maggio 2010 - 11:10:00


"Preoccupato" perché non sarà "una nuova tangentopoli" ma si sta assistendo a un "killeraggio mediatico". La vede così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, la nuova 'ondata giudiziaria' che si è arricchita, ieri, di un nuovo capitolo: la cosiddetta 'lista Anemone', ossia l'elenco di vip e politici per cui l'imprenditore coinvolto in 'appaltopoli' avrebbe realizzato lavori. Il premier, bloccato per colpa di una indisposizione fisica, non ha presieduto ieri il Consiglio dei ministri, ma a palazzo Grazioli ha continuato a lavorare e a ricevere esponenti del Pdl, come il Guardasigilli Angelino Alfano e il sottosegretario all'Economia, Nicola Cosentino. E, in serata, il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso. Berlusconi si è anche occupato del caso Campania, incontrando il presidente della Regione, Stefano Caldoro, che gli ha esposto la difficile situazione dei conti. E con chi ha avuto modo di parlargli, il Cavaliere ha manifestato la sua preoccupazione per uno "stillicidio" di vicende e fughe di notizie che a, suo giudizio, punta a coinvolgere chi gli sta intorno con l'obiettivo di colpire lui. Per questo, viene spiegato, il premier avrebbe espresso la preoccupazione di 'salvaguardare' sia il partito che l'esecutivo. "Si tratta di casi singoli", avrebbe ragionato, che non devono indebolire né il governo né il partito. E che comunque vanno

D'altra parte Berlusconi lo ha detto anche due sere fa ad un gruppo di imprenditori ricevuti a cena nella sua residenza. Ai suoi ospiti, il presidente del Consiglio avrebbe espresso tutta la sua delusione per il comportamento avuto dall'ex ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola. E di fronte ai suoi interlocutori che chiedevano lumi sulla tenuta del governo, si sarebbe preoccupato non soltanto di spiegare che nonostante le polemiche (leggi Fini) il governo "è stabile", ma anche che è sua intenzione applicare la legge del "chi sbaglia paga". E se si tratta di un esponente dell'esecutivo, la traduzione è: fuori dal governo. Fermo restando, ovviamente, la necessità di essere "garantisti" che il premier non potrebbe mai negare avendola rivendicata prima di tutto per se stesso.

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