L'Italia si scopre filo-israeliana
Di Giuseppe Morello
È una novità assoluta la visita di Berlusconi in Israele. Non solo perché per la prima volta un presidente del consiglio italiano è stato invitato a tenere un discorso alla Knesset, ma soprattutto perché questa visita cade in un momento in cui il Medioriente è sull'orlo di esplodere di nuovo a causa della iattanza dell'Iran, il conflitto israeliano-palestinese è tutt'altro che risolto e l'Occidente non ha né idee né strategie.
Basti pensare che, forse perché trattenuto da spinose vicende interne, persino Obama dedica pochissime attenzioni al processo di pace.
E se se ne lava le mani l'America, figurarsi l'Europa, che non ha mai avuto una linea comune e chiara in materia e che si trova lacerata tra spinte, talvolta furbesche e interessate, che alla lunga ha prodotto solo ambiguità. Fino a ieri l'Italia non ha fatto eccezione, riproducendo in versione locale le stesse differenze.
Dopo un lungo passato filo-arabo, atteggiamento storicamente promosso dai comunisti, ma anche da Craxi e Andreotti, solo di recente (anche a sinistra) si sono sentite parole più nette in difesa di Israele.
La visita di Berlusconi invece segna almeno due novità, che ne sanciscono il forte ruolo internazionale. La prima è che in questa fase abbiamo un leader europeo che dice parole nette e di fatto si candida a svolgere un ruolo in quell'area, anche potendo contare su una stima e un'approvazione quasi incondizionata - come si capisce dal modo in cui il premier è stato accolto a Gerusalemme.
La seconda è che l'Italia esce dalle ambiguità e da un certo cerchiobottismo e sposa con chiarezza una posizione filo-israeliana, con parole forti e con la proposta di ingresso di Israele nell'Unione Europea. Vedremo se la scelta di Berlusconi avrà conseguenze anche sulle altre cancellerie.



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