La corrente di Fini vale il 12% del Pdl

Mercoledì, 21 aprile 2010 - 20:00:00


  • Mai come nella sfida tra il premier e il presidente della Camera contano i numeri. E i numeri parlano chiaro. Al momento della fusione che ha dato vita al Popolo della Libertà la quota di Forza Italia era del 70% e quella di Alleanza Nazionale del 30. I parlamentari che provengono dalla destra e che si sono schierati con Gianfranco Fini sono poco più di 50 e invece 70 sono rimasti fedeli al Cavaliere. La matematica non è un'opinione e quindi al numero uno di Montecitorio è rimasto il 40 per cento del 30 del Pdl. Ovvero la sua è una corrente del 12% sul totale del partito. Insomma, una correntina.

    Ed è in base a queste cifre che Silvio Berlusconi non ha alcuna intenzione di strappare e di andare ad elezioni anticipate. La forza dell'ex leader di via della Scrofa non è sufficiente per mettere in minoranza il governo, né alla Camera né al Senato. E così, grazie all'appoggio incondizionato della pattuglia leghista e di Umberto Bossi, il premier andrà avanti sul cammino delle riforme per altri tre anni. Aspettando, forse, il Quirinale.
     
    PDL/ TREGUA TRA FINI E BERLUSCONI, DOMANI LA DIREZIONE

    Dopo la convulsa giornata di ieri, gli occhi sono puntati sulla Direzione del Pdl che si riunira' domani nell'Auditorium di via della Conciliazione a Roma. E' infatti in questa occasione che fara' il suo esordio la corrente fondata da Gianfranco Fini e che ha ottenuto ieri l'adesione di 52 parlamentari del Pdl provenienti da An.

    Il clima resta teso. 'Una corrente di minoranza nel Pdl? Non credo sia una cosa ipotizzabile, non ha senso', ha commentato in serata Silvio Berlusconi nel corso della riunione nella sua residenza di Palazzo Grazioli con alcuni esponenti della Lega, tra cui i ministri Roberto Maroni e Roberto Calderoli. Il premier ha chiarito che per ora si augura che Fini non crei problemi al governo e accetti le decisioni della maggioranza del Pdl.

    A Berlusconi non convince pero' che ci sia l'emersione di un dissenso organizzato nel Pdl, di cui continua a dire di non comprendere le ragioni politiche. Proprio il contrario di quanto sostenuto da Fini che invece chiede di accettare la legittimita' del dissenso. Domani sara' percio' importante verificare l'accoglienza che la Direzione del Pdl (600 componenti) riservera' all'intervento di Fini: sara' accolto con cordialita' e comunque applaudito? E' difficile fare previsioni, perche' le relazioni tra i parlamentari ex An sono molto tese. Ai 52 che hanno firmato il documento proposto dal presidente della Camera (tra loro Baldassarri, Siliquini, Laboccetta, Menia, Bocchino, Barbareschi, Tremaglia, Granata, Napoli, Ronchi, Paglia e Urso) hanno replicato 75 parlamentari ex An capeggiati da La Russa, Gasparri, Alemanno, Matteoli e Giorgia Meloni sostenendo l'irreversibilita' della nascita del Pdl e chiedendo la rapida convocazione del congresso del partito.

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