Un'aggressione annunciata

Domenica, 13 dicembre 2009 - 20:53:00

di Angelo Maria Perrino

Si capiva subito, arrivando in piazza Duomo, che c'era un clima di tensione che preludeva a qualcosa di grave. Era nell'aria. Non era una serata allegra e un po' colorita, come spesso nelle manifestazioni di Silvio Berlusconi e del suo popolo. E come in questi giorni di vigilia di Natale.A sinistra del palco,vicino, troppo vicino, un gruppo di contestatori faceva il controcanto al premier urlandogli a muso duro "mafioso" e"venduto", invocando ritmicamente il "processo" , scandendo "fuori la Mafia dallo Stato" e invitando a saltare. Giovani e giovanissimi, con barbette e occhiali da intellettuali, molte le ragazze,(ma anche signore in visone) che esibivano come reliquie e gagliardetti, anche per fotografi e cameramen, i loro volti e le loro braccia protese a mostrare la prima pagina de Il Fatto o i libri di Travaglio&C. sulla mafia. E tra questi c'era, leggermente appartato e solitario, Massimo Tartaglia, tra i più esagitati e facinorosi. Nei loro occhi, in quelle prime file di giovanissimi, baluginava l'odio feroce e la contrapposizione più dura.Quasi ontologica. Silvio Berlusconi parlava e loro cercavano di coprirlo con i loro slogan e i loro cori insultanti e irriguardosi. Mentre la polizia, pronta a caricare, si frapponeva tra loro e il palco costruendo un cordone umano fatto di scudi e di manganelli.

Il clima era plumbeo. Nè servivano a stemperarlo le parole come sempre scherzose, ma sopra le righe, del Premier, che, pur teso e concentrato nell'eloquio, nel presentare Formigoni e lanciarne la candidatura alla presidenza della Lombardia si era lasciato andare a qualche battuta in dialetto milanese. "Son meglio di lui.Lui ha il cappotto, io no. E anzi, non ho neanche la maglietta interna", aveva scherzato, mostrando il torso nudo sotto la camicia. E Formigoni:"Con te non si può competere,presidente, in questo e in tanti altri campi". Ma niente: i cori di "mafioso" e "vattene" si facevano più forti. E sempre più feroci e incombenti le facce dei contestatori, giovanissimi neoborghesi di buona famiglia, del tutto simili ai ragazzi dei centri sociali  che agli "Oh bej oh bej" occupano lo spazio antagonista degli abusivi e vendono il vin brulè e le torte di mamma. E neanche quando è arrivata la giovane e bella responsabile dei giovani del Pdl a cui Berlusconi ha dato la prima tessera del Pdl e ha scherzosamente e autoironicamente chiesto il numero di telefono, il clima si è stemperato. I cori son continuati fino alla fine, coperti sul finale solo dal coro soverchiante di Fratelli d'Italia, che ha chiuso la manifestazione.

E' stato in quel momento che l'attentatore, accortosi che Berlusconi era tornato sul palco a salutare, ha fatto il giro e si è appostato lì davanti, aspettando il premier in fondo alla scala. Che dire? L'attentatore è uno psicolabile e dunque non c'entra con i giovani contestatori. Ma il clima nel quale si è formata la sua ostilità ed è maturato il suo gesto è quello di questi giorni, in cui l'avversione verso il premier è diventata feroce, devastante, cieca. Fino alla violenza, come aveva previsto Di Pietro.

La tragedia è stata sfiorata, Berlusconi poteva essere ucciso, come anche molti film hanno preconizzato e forse desiderato. Quel matto poteva essere armato di pistola e sparargli. E allora forse bisogna dirlo: basta con questo odio, basta con la pratica della demolizione dell'avversario. Bisogna raffreddare i toni, darsi una calmata. Si deve recuperare la normale dialettica politica. Tornare a confrontarsi sulle idee, sui progetti, sulle proposte. Condannando con fermezza e senza equivoci ogni violenza, ogni odio, ogni demonizzazione dell'avversario.E ricordando il famoso insegnamento di Voltaire: non condivido le tue idee ma mi batterò fino alla morte perchè tu possa esprimerle.

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