Il premier: Scajola è un amico importante. Prestigiacomo: non voterò...

Giovedì, 13 ottobre 2011 - 20:23:25

"Intrattengo con Claudio Scajola un'amicizia quasi ventennale e in tutti questi anni non ci sono mai state con lui trattative su alcunche'". E' Silvio Brlusconi ad affermarlo in una nota. "Claudio - prosegue - ha ricoperto importanti ruoli nel partito e nel governo, con competenza e capacita'. Sono quindi amareggiato nel leggere notizie diverse su agenzie e giornali, notizie che sono infondate e che sono l'opposto del mio giudizio su Claudio Scajola, che - conclude il presidente del Consiglio e leader Pdl - rimane un protagonista importante del nostro movimento".

PRESTIGIACOMO: 'NON VOTERO' LEGGE CHE CANCELLA MINISTERO' -
"Ovviamente non potrò votare né in Consiglio dei Ministri né in Parlamento una legge di stabilità che di fatto cancella il ministero dell'Ambiente". E' quanto afferma il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo in merito alle voci di ulteriori tagli al suo ministero. In quattro anni tagli per il 90%: dal 1,3 miliardi di euro del 2008, previsti per interventi ambientali, a 120 milioni di euro nel 2012. Questi, a quanto si é appreso, i tagli per il ministero dell'Ambiente in vista della definizione degli ulteriori interventi che verranno decisi domani dal Consiglio dei Ministri.

ULTIMATUM DELLA LEGA
Domani il governo dovrebbe ottenere la fiducia perche' le "criticita'" sembrano essere superate, poi l'esecutivo dovrebbe proseguire fino a gennaio quando la Lega chiedera' una verifica. Ma non nel senso classico del termine, piuttosto come bilancio delle riforme costituzionali, cosi' si sottolinea in ambienti leghisti. Secondo il timing ipotizzato dal Carroccio, infatti, il ddl di riforma costituzionale targato Calderoli (che prevede la riduzione dei parlamentari, la fine del bicameralismo, la nascita del Senato federale, il rafforzamento dei poteri del premier) dovrebbe avere il via libera definitivo, con il doppio passaggio di entrambe le Camere, prima dell'estate. Ma ad oggi, il ddl Calderoli, che e' stato assegnato alla commissione Affari costituzionali del Senato, non e' ancora stato calendarizzato. E di certo, gli 'incidenti' del governo non aiutano ad accelerare il percorso delle riforme, su cui il Carroccio punta e che restano la conditio sine qua non per restare al governo. Gennaio quindi e' il mese cruciale scelto dalla Lega che sin da Pontida, il 19 giugno scorso, lancio' il suo ultimatum a Berlusconi: entro 180 giorni, aveva detto Bossi, il governo deve mantenere alcuni impegni. Tra questi, il taglio dei costi della politica (che non c'e' stato) e le riforme costituzionali che a meta' ottobre di fatto sono ancora in stand by a Palazzo Madama. Se non ci sara' un'accelerazione sulle riforme entro dicembre, viene fatto notare in ambienti leghisti, potrebbe esserci lo 'strappo'.

Ma in realta', sulla base degli ultimi mesi dell'esecutivo, risulta sempre piu' evidente, anche tra i cosiddetti maroniani, che la Lega non ha nessun interesse ad andare a votare a breve, quindi in primavera. Intanto, perche' il consenso e' calato e c'e' malumore nella base; e poi, c'e' anche chi fa notare che in questo modo, se si votasse nel 2012, resterebbe sempre Bossi a guidare il 'timone' del Carroccio che per ora naviga in acque non del tutto calme. Invece, se si arrivasse alla fine della legislatura, ci sarebbe spazio per il successore del Senatur. Il destino del governo, quindi, si intreccia con le fibrillazioni interne alla Lega, che proseguono dal congresso di Varese. Molti deputati del Carroccio ironizzano sulle loro sorti personali: c'e' chi gia' si vede fuori dal Parlamento considerando che se il governo continuera' cosi', si andra' al voto in primavera e il rischio di una sconfitta elettorale viene vista come molto concreto. E di conseguenza, invece degli attuali 59 deputati leghisti, al massimo ce ne potrebbero essere tra i 25 e i 30. Bossi e' il capo e ha sempre deciso le candidature, e cosi' fara' anche stavolta. Ma se c'e' una cosa di cui il Senatur tiene conto, racconta chi gli e' vicino, e' la forza dei voti. Se un esponente leghista ha i voti, di certo non verra' espulso dal partito (vedi Flavio Tosi, sindaco di Verona). E anzi, raccontano i suoi, il Senatur continuera' a puntare chi ha consenso sul territorio.

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