Silvio Berlusconi torna all'attacco: "Non sono ricattabile"
| MEDIASET: BERLUSCONI, "LEGITTIMO IMPEDIMENTO" A PROCESSO - I legali del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, hanno presentato nella Cancelleria della prima sezione penale del Tribunale di Milano un'istanza in cui affermano che il loro assistito non potrà partecipare all'udienza del processo fissata per il 16 novembre a causa di un legittimo impedimento. Nell'istanza, gli avvocati del premier scrivono che Berlusconi sarà impegnato in quella data, che segna la ripresa del processo sui presunti fondi neri creati da Mediaset, in un convegno internazionale sulla sicurezza alimentare che si svolgerà a Roma, al quale parteciperanno diversi Capi di Stato Nell'istanza in cui annuncia di non poter partecipare all'udienza del 16 novembre a causa di un legittimo impedimento, Silvio Berlusconi afferma anche di avere intenzione di voler partecipare a tutte le udienze del processo in cui è imputato per frode fiscale. Nel documento, attraverso i suoi legali, Piero Longo e Niccolò Ghedini, il premier comunica di dover presenziare ad un convegno sulla sicurezza alimentare che si svolgerà a Roma e allega un foglio ufficiale della Fao, l'Organizzazione internazionale che si occupa di combattere la fame nel mondo |
Silvio Berlusconi tira dritto sulla riforma delle giustizia e si aspetta la piena solidarietà degli alleati, come si legge nella sintesi di una nuova anticipazione del libro di Bruno vespa 'Donne di cuori' in uscita il 6 novembre da Mondadori Rai-Eri. "Si tratta - spiega il presidente del Consiglio - di istituire due ordini, distinti tra loro, per gli avvocati dell'accusa e per i magistrati giudicanti, con due distinti consigli superiori, ovviamente mantenendo l'indipendenza della magistratura". Vespa chiede se sia prevista anche una modifica del sistema elettorale del Csm che depotenzi le correnti: "E' del tutto evidente - risponde - che in un sistema basato sulla separazione degli ordini tra giudici e avvocati dell'accusa non avrebbe alcun senso un CSM come quello che esiste oggi". Pensa che la riforma del sistema elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura avverrà prima delle elezioni dell'anno prossimo per il rinnovo del Csm, chiede Vespa "Sì, spero proprio di sì", risponde Berlusconi.
Si ha la sensazione, dice l'anchorman nel suo libro, che le iniziative del governo in campo giudiziario possano incontrare qualche difficoltà presso i suoi alleati. Ritiene di dover pagare un costo politico alto per farle approvare? "Ogni capitolo del nostro programma di legislatura - risponde Berlusconi - è stato liberamente sottoscritto da tutti coloro che lo sostengono. Questo vale per la giustizia come, ad esempio, per il federalismo. Sono due materie caratterizzanti, due priorità del nostro progetto politico di trasformazione profonda dell'Italia. Sulle quali ogni parlamentare della maggioranza è impegnato a pieno titolo". Vespa chiede poi a Berlusconi quale elemento l'abbia colpito di più nella bocciatura del Lodo Alfano. "Quando la Corte bocciò il Lodo Schifani - osserva il presidente del Consiglio - non accennò alla necessità di sostituirlo con una legge di rango costituzionale. Bocciando il Lodo Alfano la Consulta ha smentito se stessa e la propria giurisprudenza".
MONDADORI/ BERLUSCONI: 750 MILIONI DI EURO ALLA CIR? IPOTESI ASSURDA... - "E' un'ipotesi così assurda che non riesco a prenderla in considerazione. Lei pensi che ai prezzi di Borsa del 21 ottobre 2009, tutta la partecipazione Fininvest in Mondadori vale 432,8 milioni...", Silvio Berlusconi risponde così a Bruno Vespa, in una delle anticipazioni del suo nuovo libro, che gli chiede "quali conseguenze ci sarebbero sulle sue aziende se la Corte d'Appello di Milano dovesse confermare il risarcimento di 750 milioni di euro alla Cir deciso dal Tribunale". "La verità - prosegue il presidente del Consiglio - è che con il Lodo di Ciarrapico io dovetti subire un'imposizione politica da parte dei due più importanti leader del tempo (Craxi e Andreotti, ndr). Mi dissero: hai tre reti televisive, non puoi mantenere anche la proprietà di Repubblica, dell'Espresso e dei 18 giornali locali. Devi scegliere. Fui costretto ad adeguarmi e scelsi naturalmente le televisioni. Quindi 'obtorto', anzi 'obtortissimo collo', fui costretto a subire quella transazione nella quale De Benedetti si prese tutto ciò che era politicamente influente ed economicamente più redditizio. A noi restarono i libri e le riviste della Mondadori del tutto ininfluenti sul piano politico. Gli uomini della Cir si alzarono dal tavolo facendo salti di gioia. Io - si legge ancora - faticai ad alzarmi perché ero sconfortato, deluso, abbattuto. Mi sentivo come uno che aveva subito una intollerabile estorsione".



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