Berlusconi otterrà la fiducia

Alla fine Berlusconi avrà la sua fiducia. Dopo ore di fibrillazione successive al voto in Aula sul rendiconto generale del bilancio dello Stato in cui la maggioranza è andata sotto, il premier è riuscito a riportare a sé i frondisti. Secondo quanto può riferire Affaritaliani.it Berlusconi avrebbe incontrato Claudio Scajola e con lui sarebbe arrivato ad un accordo. Salvo colpi di scena l'ex ministro appoggerà il governo partecipando al voto di fiducia, ma una volta usciti dal guado se ne andrà da solo. Scajola infatti vuole fuoriuscire dal gruppo del Pdl per formare un suo gruppo parlamentare. I numeri ci sono, almeno alla camera. Scajola può contare su circa trenta onorevoli che hanno espresso il loro malumore sull'operato di Berlusconi e di Tremonti e anche sull'alleanza con la Lega.
Per Berlusconi sarebbe un brutto colpo. Il Pdl in questo modo verrebbe menomato e si troverebbe nella difficile situazione di dover mediare con una nuova parte. Un po' come successe con il voto dei responsabili nel dicembre scorso. I transfughi del Centrosinistra appoggiarono il Cavaliere, ma in cambio pretesero poltrone. Come quella del ministro dell'Agricoltura, Romano, che venne nominato dopo aver salvato l'esecutivo. L'ipotesi più accreditata è che Berlusconi decida di spacchettare il ministero dell'Economia ottenendo un duplice vantaggio: quello di indebolire Tremonti e quello di avere poltrone da distribuire. Ma c'è di più. Se il piano di Scajola dovesse andare in porto i futuri vertici di maggioranza non saranno più a tre (Responsabili, Lega e Pdl), ma a quattro. Una diversificazione delle parti che complicherà ancora di più le cose.
Sulla questione si è espresso anche il presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano affida a una nota ufficiale la foto di una situazione segnata dall'"innegabile manifestarsi di acute tensioni in seno al governo e alla coalizione", dalle "conseguenti incertezze nell'adozione di decisioni dovute o annunciate", come quello scivolone di ieri alla Camera sul Bilancio dello Stato. Napolitano rivendica di aver "finora sempre preso imparzialmente atto della convinzione espressa dal governo e dai rappresentanti dei gruppi parlamentari che lo sostengono circa la solidità della maggioranza" ma non nasconde che ormai la situazione presenta "interrogativi e preoccupazioni i cui riflessi istituzionali non possono sfuggire". E allora, se "e' ai soggetti che ne sono costituzionalmente responsabili, presidente del Consiglio e Parlamento che spetta una risposta credibile", ecco che dalla capigruppo della Camera, pochissime ore dopo, arriva la conferma che domani alle 11 Silvio Berlusconi farà le sue comunicazioni al Parlamento sulla situazione e su quelle chiederà la fiducia, che si voterà venerdì.

Un percorso non indolore, visto che la riunione dei capigruppo alla Camera si trasforma in un muro contro muro tra maggioranza, che chiedeva il dibattito già mercoledì, e opposizione, che invece prepara una riedizione dell'Aventino e già oggi diserta i lavori in commissione alla Camera.
Nel mirino di Pdl e Lega torna Gianfranco Fini, accusato di non essere piu' super partes anche per il suo incontro con il Capo dello Stato, su richiesta delle opposizioni che ritengono ormai definitivamente affondato il Rendiconto generale dello Stato. Ma e' il Colle a ringraziare Fini per il suo ruolo e a confermare che sta al premier indicare la soluzione del problema aperto dalla bocciatura dell'articolo 1 del Rendiconto.
"Dopo la decisione della Giunta per il Regolamento e il messaggio del Presidente della Repubblica, l'unico chiarimento possibile sono le dimissioni del governo", chiarisce Pier Luigi Bersani. In Aula, Casini torna a ribadire che "Andreotti e Goria, dopo la bocciatura del Rendiconto generale del Bilancio dello Stato, si dimisero senza tanti drammi. La realta' e' che Berlusconi non vuole lasciare la poltrona di palazzo Chigi". L'Idv affida al capogruppo alla Camera, Massimo Donadi, la valutazione per cui "con le parole del Presidente della Repubblica si e' di fatto aperta la crisi, che ora va formalizzata. Il governo ne prenda atto e si presenti al Colle dimissionario".


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