Giustizia/ Berlusconi: no al dialogo con chi dice che sono Hitler. La riforma? Dopo Natale
"Ditemi voi come si può dialogare con chi dice che in Italia sei un dittatore, che in Italia c'è un regime ed è colpa tua, che sei Hitler, Videla, il diavolo, un corruttore politico. Voi vi siedereste al tavolo con chi ha questa opinione? E' impossibile". Silvio Berlusconi arriva al vertice del Ppe a Bruxelles e ribadisce il suo no al dialogo sulla Giustizia. "Sarebbe - osserva - una farsa inaccettabile a cui nessuno si può prestare".
Silvio Berlusconi ribadisce che è disposto a fare la riforma della giustizia anche da solo. "Gli italiani - dice - sano che una riforma della giustizia sia civile che penale è assolutamente indispensabile. Lo abbiamo promesso in campagna elettorale e quindi abbiamo il dovere di attuare questa riforma e di dare garanzie agli italiani per un processo giusto che oggi non c'è". Il premier sottolinea di non voler parlare di separazione delle carriere ma della separazione degli ordini ("serve una parità delle parti") e, tra l'altro, mette in risalto i compiti "molto importanti" che spetteranno alla polizia giudiziaria.
IL PREMIER: LA RIFORMA DOPO NATALE, NON C'E' URGENZA
Silvio Berlusconi ribadisce di voler andare avanti sulla riforma della Giustizia ma chiarisce che "non c'è tutta questa urgenza". I tempi della riforma? "Ne stiamo parlando", risponde il Cavaliere ai cronisti, "ci sono stati gli incontri tra il ministro Alfano e l'Udc. Alfano sta lavorando molto bene e credo che sia aperto a qualunque incontro con i magistrati". Quindi "passerà Natale", anche se - sottolinea il presidente del Consiglio - "non ci saranno ritardi se noi presenteremo la riforma dopo. Tutto questo - conclude - comunque è nella responsabilità del ministro".
Silvio Berlusconi spiega di non avercela solo con Di Pietro ma anche con il partito di Walter Veltroni. "Ci sono dichiarazioni esplicite - sostiene - di alcuni protagonisti del Pd, come Franceschini, e sono inaccettabili. Non possono pensare che io mi sieda al tavolo con loro". Per il Cavaliere non si tratta di offese alla persona quanto invece all'istituzione che essa rappresenta: "Non è un insulto verso Silvio Berlusconi che, tra l'altro, sa che queste accuse sono prive di contenuto. E' un insulto nei confronti della presidenza del Consiglio, e questo - conclude Berlusconi - è francamente inaccettabile".
"Se in Parlamento ci fosse la possibilità di sederci a un tavolo io non pongo un ostacolo a questo. Anzi se riescono in Parlamento a collaborare per rendere più facile la via delle riforme benissimo. La collaborazione è accettata. Però non cerchino di coinvolgere me dopo avermi insultato". E' quanto chiarisce Silvio Berlusconi parlando della possibilità di un dialogo con l'opposizione sulla riforma della Giustizia. Per il premier il confronto è possibile in Parlamento ma "non possono pensare che io vada a sedermi in un tavolo con loro dopo che mi hanno insultato", aggiunge il Cavaliere.



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