Far cadere Monti e poi alle urne. Ecco il piano 'top secret' di Silvio

Un'indiscrezione clamorosa circola nel Palazzo del potere: Silvio Berlusconi si sarebbe ormai convinto a togliere la fiducia al governo Monti e a portare il Paese alle elezioni anticipate a giugno o, al più tardi, in autunno. A convincere l'ex premier - secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it - è stato l'incontro con Umberto Bossi. Il leader della Lega Nord avrebbe detto chiaramente al Cavaliere di mollare il Professore della Bocconi altrimenti addio giunta della Lombardia e alleanza alle prossime Amministrative, come annunciato dal palco della manifestazione leghista di domenica scorsa. Ma Berlusconi, in piena sintonia con Angelino Alfano, non cede a un diktat padano. Semmai il 'ricatto' del Carroccio è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Un sondaggio interno commissionato dai vertici del Popolo della Libertà vede il Pdl in picchiata al 22%. Una percentuale drammatica e che ha fatto scattare l'allarme rosso.
Il principale partito di Centrodestra si sente penalizzato a causa dei bocconi amari che è costretto ad ingoiare e, dopo l'ok alle liberalizzazioni e con i conti pubblici messi in ordine, scatterà il rompete le righe. Berlusconi e Alfano hanno deciso di correre verso le elezioni politiche anticipate anche perché temono che Roberto Maroni possa prendere il controllo del Carroccio dopo i congressi regionali di fine primavera e con l'ex ministro dell'Interno al posto di Bossi l'alleanza sarebbe finita definitivamente. E così il Cav avrebbe deciso di giocare in contropiede, per non perdere la Lega ma anche per sfruttare il dibattito nel Centrosinistra, costretto in caso di voto anticipato a scegliere se procedere alle primarie e se tentare un'alleanza con il Centro o proseguire nel solco della foto di Vasto con Sel e Idv. Alfano, che sarebbe il candidato premier, è convinto di poter mettere insieme una coalizione dall'Udc alla Lega includendo anche La Destra di Storace. Ma bisogna muoversi subito, altrimenti Casini rischia di andare nelle braccia di Bersani (o di Renzi) e Maroni di portare i padani alla corsa solitaria.


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