Insider/ Gli obiettivi di Berlusconi per le Europee

Giovedì, 23 aprile 2009 - 12:30:00

Due obiettivi ben precisi. Silvio Berlusconi ha messo a punto i target per le elezioni europee con i suoi più stretti collaboratori, convinto che il Popolo della Libertà otterrà un risultato nettamente superiore rispetto alle Politiche dell'anno scorso. La strategia del premier è sia interna alla maggioranza, sia esterna. Dentro il Centrodestra vuole bloccare l'ascesa della Lega Nord e fermare il movimento di Umberto Bossi sotto il 10%. Se il Carroccio infatti superasse la soglia psicologica della doppia cifra si aprirebbero non pochi problemi per la tenuta del governo.

Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, tornerebbe all'attacco su ronde, sicurezza e immigrati. E anche la pressione sull'attuazione del federalismo fiscale in tempi rapidi rischierebbe di creare nuove fibrillazioni. Il Cavaliere intende quindi muoversi a tutto campo nelle regioni settentrionali, cercando di far passare il messaggio che per garantire maggiore stabilità, soprattutto in tempo di crisi, occorre dare forza al principale partito della coalizione.

Al presidente del Consiglio, poi, non è affatto piaciuta l'idea del Senatùr di sbarcare al Centro-Sud e si augura che la Lega rimanga con percentuali da prefisso telefonico dalla Toscana in giù. La competizione interna non è però l'unica. L'altro obiettivo di Berlusconi è ottenere il doppio dei voti rispetto al Partito Democratico. L'ipotesi che circola nelle simulazioni in Via dell'Umiltà prevede 44 a 22 per cento. Un risultato che produrrebbe una crisi probabilmente irreversibile nell'opposizione, con il Pd tramortito dalla concorrenza dell'Italia dei Valori e della rinata sinistra radicale.

Con un Dario Franceschini così debole e con il congresso e le primarie alle porte - è il ragionamento del premier e del suo entourage - la principale forza della minoranza sarebbe costretta ad avere un atteggiamento più morbido in Parlamento, soprattutto con l'arrivo in Aula della riforma della Giustizia. Quanto al referendum del 21 giugno il Cavaliere non farà campagna elettorale, anche se andrà a votare sì (come già annunciato), per non irritare Bossi.

Nel caso improbabile di vittoria dei favorevoli il Pdl sarebbe tranquillo per i prossimi vent'anni, ma anche se dovesse prevalere l'astensione, il premier cercherebbe di rilanciare in Parlamento la riforma elettorale sul modello spagnolo, che premia comunque i partiti più grandi. Ovvero la bozza di intesa trovata con Walter Veltroni prima della fine del governo guidato da Romano Prodi.
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