Bari/ Microspia nell’ufficio dell’assessore Tedesco. I pm sulla pista di potenziali mazzette a politici del Centrosinistra
L'inchiesta di Bari si allarga e arriva a Roma. I pm sono sulla pista di potenziali mazzette a politici nazionali, stando ad alcune indiscrezioni della Gazzetta del Mezzogiorno. I carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo provinciale, guidati dal maggiore Antonio Massaro e dal capitano Michele Cataneo, stanno svolgendo alcune indagine dietro alle quali esiste il sospetto, insinuato dal contenuto di una serie di intercettazioni telefoniche, che l'ex assessore Alberto Tedesco oggi senatore della Repubblica, non sia l'unico politico di rango coinvolto.
Si setacciano i bilanci e le documentazioni bancarie dei cinque partiti di maggioranza, Pd, Prc, Socialisti Autonomisti, Sinistra e Libertà e Lista Emiliano e si cerca di capire se ci sono stati stanziamenti di denaro dagli imprenditori a politici "locali" e "nazionali".
Il sospetto è tutto da verificare ma - a quanto è dato sapere - poggerebbe su nomi di politici anche nazionali che spunterebbero dalle conversazioni tra Tedesco e alcuni imprenditori intercettate dai carabinieri. Intercettazioni ambientali sono state compiute per otto mesi anche nella stanza dell'allora assessore Tedesco, dimessosi il 6 febbraio scorso dopo aver appreso di essere indagato.
Dalle conversazioni registrate dagli investigatori e inserite nel fascicolo di inchiesta, sembra emergere una manifesta inclinazione degli imprenditori "vincitori di appalto" a rendersi disponibili per far giungere segni tangibili della loro riconoscenza a politici del Centrosinistra.
Il magistrato inquirente vuole capire se degli ipotetici benefici derivanti al mondo della politica da questo sistema di potere sviluppato in loco, abbiano potuto godere esponenti di primo piano di quei partiti rappresentati in parlamento (Pd e Prc), oppure le stesse segreterie nazionali. Attraverso quali canali? Con denaro finito nei bilanci delle compagini regionali oppure attraverso "cadeau" consegnati direttamente ai portaborse dei referenti nazionali? Queste sono le domande a cui si sta cercando di dare una risposta.
Nell'indagine i carabinieri sarebbero riusciti a raccogliere una serie di elementi che inducono ad ipotizzare come le nomine dei direttori generali delle Ausl, sarebbero state pesantemente condizionate da una specie di "do ut des" (frase latina, dal significato letterale: "io do affinché tu dia") fondato su logiche di puro ritorno elettorale imposte - in base a quanto sostengono i carabinieri - dallo stesso assessorato alla Sanità. Identico discorso sarebbe valso per gli appalti. Insomma -secondo l'accusa - chi era in grado di assicurare più voti si aggiudicava poltrone e forniture.
Su questi fatti indagherà anche la commissione parlamentare d'inchiesta sul Sistema sanitario che sarà a Bari il 7 e l'8 settembre.



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