Bagno di sangue in Siria

Lunedì, 13 giugno 2011 - 08:55:00


E' di almeno 1.300 morti il bilancio della sanguinosa repressione delle proteste in Siria ad opera delle truppe del presidente Bashar el Assad. Lo riferisce la principale organizzazione dell'opposizione, i Comitati Nazionali di Coordinamento, secondo cui Assad dovrebbe lasciare il potere all'esercito e che entro sei mesi venga convocata una conferenza internazionale per scrivere una nuova costituzione per impedire "che la Siria precipiti nel caos e per garantire una pacifica transizione di potere".


La commissione d'inchiesta siriana sulla morte dei manifestanti anti-governativi ha emesso un divieto di espatrio per Ateb Najib, cugino del presidente Bashar Assad e responsabile della sicurezza a Daraa, e per l'ex governatore della cittadina, Faisal Kulthum. Lo hanno riferito i media siriani, citando i membri della commissione secondo i quali "l'immunita' non viene accordata a coloro che si macchiano di crimini, la legge deve essere applicata". Si tratta della prima sanzione decretata dalla commissione d'indagine sui morti a Daraa, Latakia, Banias e Duma, creata alla fine di marzo su ordine di Assad nel tentativo di venire incontro alle richieste dei manifestanti. Intanto, l'esercito siriano, dopo aver ripreso il controllo di Jisr al-Shughur, porta avanti la repressione delle rivolta inseguendo le "bande armate" sulle montagne circostanti la citta' al confine con la Turchia.

Lo riferiscono i media di Stato siriani. La citta' e' caduta dopo tre giorni di assedio: l'esercito, appoggiato dagli elicotteri e da 200 carri armati, ha sferrato due prolungati attacchi fin dall'alba. I media ufficiali riferiscono che e' stata anche ritrovata una fossa comune, contenente i corpi mutilati di 10 agenti di sicurezza, a cui erano stati mozzati mani, piedi e testa. Secondo gli oppositori del regime, pero', si tratterebbe di militari ammutinatisi ed eliminati dai loro ufficiali. Sulla Siria e' tornato a parlare anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che durante la conferenza stampa congiunta con il premier israeliano Benjamin Netanyahu a Villa Madama, ha definito la situazione "difficile e preoccupante".

Il regime di Assad da settimane accusa sedicenti "bande armate" per lo spargimento di sangue. Ma secondo la rete di attivisti per i diritti umani, e' ormai di almeno 1.300 morti il bilancio della sanguinosa repressione delle proteste ad opera delle truppe del regime. Cresce intanto la pressione al confine dove sono saliti a 6.817 i profughi siriani arrivati nei quattri campi allestiti nel sud della Turchia. Lo ha riferito il Dipartimento per le Situazioni di emergenza e i disastri turco, ricordando che solo ieri hanno attraversato la frontiera quasi mille siriani, in fuga dalla repressione del regime di Damasco. I campi di accoglienza sono situati in corrispondenza della provincia meridionale di Hatay. A Damasco, una folla di 2mila sostenitori del presidente siriano ha tentato di assaltare l'ambasciata turca a Damasco. Il premier di Ankara, Recep Tayyp Erdogan, ha condannato con durezza il regime siriano, accusandolo di "atrocita'" mentre il presidente turco, Abdullah Gul, ha fatto sapere che il suo Paese e' pronto a qualunque scenario, "anche militare". Anche perche' sul piano diplomatico, la situazione non si sblocca.

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