L'autogol di Scajola
Martedì, 4 maggio 2010 - 17:27:00
C’è niente da fare. Il ministro Scajola è proprio uno scarso in comunicazione e le sue dimissioni non sono figlie dell’inchiesta che lo ha coinvolto, ma frutto della sua impreparazione semiologica, già ampiamente dimostrata all’epoca del “rompicoglioni” dato a Marco Biagi in presenza dei giornalisti. Fossimo stati noi i suoi spin doctor gli avremmo consigliato di tacere, di proclamare fiducia nella magistratura – presso la quale per altro non risulta nemmeno indagato – e di affidarsi al naturale corso dell’inchiesta, respingendo le accuse dei giornali come “campagna mediatica”, una bolla di sapone priva di evidenze. Punto.
La cosa probabilmente si sarebbe sgonfiata, il resto lo avrebbero fatto i tempi giudiziari, le prescrizioni varie e persino il legittimo impedimento. Scajola sarebbe rimasto al suo posto e avrebbe sempre potuto bollare le accuse che gli venivano rivolte come strumentali, campate in aria, infondate, invenzioni giornalistiche. Ma il ministro ha commesso un errore e ha dato alla narrazione della vicenda una svolta autolesionistica. Ha preferito parlare anziché tacere, ha voluto controbattere subito alle accuse, si è infilato nella mischia mediatica. E ha fatto lo sbaglio fatale: ha detto candidamente e pubblicamente di aver comprato la casa di 180 metri quadri con vista sul Colosseo per 600mila euro. Visto che nessun sano di mente può trovare quel prezzo verosimile per quella casa, con questa ammissione Scajola ha reso concreti, reali, plausibili, sospetti che fino ad allora potevano essere facilmente respinti come vaghi e in malafede, ha trasferito la vicenda dalla impalpabilità mediatica alla realtà, rendendola per altro plasticamente evidente anche agli italiani più distratti, e da quel momento ha imboccato la strada che lo ha portato dritto alle dimissioni.
Con la sua ammissione Scajola ha dato la stura a ogni possibile illazione, autorizzando Feltri a invitarlo giustamente sul Giornale a “riflettere sulle reazioni degli italiani di fronte a certi particolari, da cui è facile dedurre che qui c'è sotto qualcosa di poco chiaro. Se insiste a dire 600 mila euro, temo che in pochi crederanno alla sua buona fede”. Ed è andata proprio così. Prima di quella ammissione Scajola poteva cavarsela in molti modi. Dopo era praticamente impossibile raccontare una qualunque storia plausibile. Scajola è un fuoriclasse nella specialità “zappa sui piedi”, un oro olimpionico. La prossima volta (se ci sarà) scelga consiglieri migliori. Nel frattempo si metta a studiare comunicazione.
giuseppe.morello@affaritaliani.it



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