San Suu Kyi condannata

Mercoledì, 12 agosto 2009 - 09:00:00


Birmania Aung San Suu Kyi
Aung San Suu Kyi
Tre anni di carcere ai lavori forzati per violazione delle norme sulla sicurezza sono stati inflitti dalla magistratura birmana ad Aung San Suu Kyi, la leader dell'opposizione non violenta nel Myanmar. Lo ha reso noto il ministro dell'Interno dell'ex Birmania, generale Maung Oo, aggiungendo comunque che il generale Than Shwe, capo della giunta militare al potere, ha tuttavia deciso di ridurre la pena, commutandola in un anno e mezzo agli arresti domiciliari. A tale scopo è stato subito promulgato un decreto speciale.

Più pesante il verdetto a carico del co-imputato di Suu Kyi, il 54enne statunitense John Yettaw, in tutto sette anni di lavori forzati: tre ancora per violazione delle leggi sulla sicurezza, altrettanti per immigrazione illegale nel Paese asiatico, e infine uno per violazione delle norme municipali sull'attività natatoria. Fu infatti a nuoto che lo scorso maggio il bizzarro personaggio raggiunse la villetta dell'assegnataria del premio Nobel per la Pace 1991, una modesta villetta in riva a un lago artificiale, alla periferia della vecchia capitale birmana Yangon, già nota come Rangoon. Suu Kyi lo ospitò per due notti a casa propria, secondo il regime in tal modo infrangendo i termini sulla base dei quali le erano stati concessi gli arresti domiciliari, condizione nella quale la 63enne numero uno della Lnd, la Lega Nazionale per la Democrazia, ha trascorso la maggior parte degli ultimi diciotto anni. Entrambi furono così arrestati.

Da allora Yettaw, che soffre di diabete, è dovuto essere più volte ricoverato in ospedale, l'ultima una settimana fa, in preda a convulsioni di tipo epilettico; lunedì comunque era stato dimesso e tradotto nuovamente in carcere.

UE INASPRIRA' LE SANZIONI. L'Unione Europea è pronta ad inasprire le sanzioni contro la Birmania dopo la condanna del premio Nobel Aung San Suu Kyi ad altri 18 mesi di arresti domiciliari. "L'Unione Europea rispondera' con ulteriori misure contro i responsabili del verdetto", ha dichiarato la presidenza svedese dell'Unione in una nota. Il presidente della Commissione europea, Jose Manuel Barroso, ha detto che il prolungamento della detenzione per San Suu Kyi e' "ingiustificato e inaccettabile sotto tutti i punti di vista".

Una fonte diplomatica ha affermato che l'Ue ha avviato una "procedura scritta" per attivare le sanzioni gia' da venerdi', senza la necessita' di indire alcuna riunione se non ci sono pareri contrari da parte di qualche Stato membro. Il presidente francese Nicholas Sarkozy ha detto che le sanzioni dovranno colpire la giunta militare dove e' piu' sensibile, ovvero "i settori da cui detraggono i maggiori guadagno, come il legno e il rubino". Gordon Brown, primo ministro inglese, si e' detto "addolorato e arrabbiato" per il verdetto del "processo farsa". "E' una sentenza politica volta ad impedire la partecipazione di San Suu Kyi alle elezioni del prossimo anno", ha scritto Brown in una dichiarazione. Critiche sono piovute sulla Birmania anche dai Paesi vicini. Il ministro degli Esteri della Malaysia, Anifah Aman, ha chiesto il rilascio immediato del premio Nobel e la convocazione dell'Associazione delle Nazioni del sud-est asiatico (Aseaan), che a luglio aveva rigettato la richiesta degli Stati Uniti di espellere la Birmania dal gruppo.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, si e' detto "profondamente deluso" dalla sentenza di condanna della leader dell'opposizione birmana Aung San Suu Kyi a 18 mesi di arresti domiciliari. Ban "disapprova fortemente" il verdetto, si legge in un comunicato dell'Onu in cui si chiede inoltre il "rilascio immediato e incondizionato" del premio Nobel per la pace e di "avviare con lei senza indugio un dialogo nel processo di riconciliazione" del Paese.

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