Dopo la Estemirova, trovato il corpo di un altro attivista
![]() Natalya Estemirova |
Kulagin stava lavorando alla raccolta di prove circa le terribili condizioni in cui versano le carceri russe della regione confinante con la Finlandia, la cui sede regionale di Spravedlivost’ era da lui stesso coordinata.
La notizia è stata confermata dalle forze armate di stanza in Carelia, sebbene esse non abbiano riconosciuto l’appartenenza di Kulagin ad alcuna organizzazione umanitaria e non governativa.
Ancora più agghiacciante, il fatto che il corpo dell’attivista sarebbe stato trovato nei pressi di Petrozavodsko già il 10 luglio scorso, come comunicato all’agenzia IAR da un informatore del corpo armato russo della Repubblica di Carelia. Il quale avrebbe aggiunto che Kulagin sarebbe stato accusato in vita di atti vandalici e sottoposto a diversi provvedimenti processuali.
Immediatamente, Spravedlivost’ ha fatto quadrato intorno alla figura del suo coordinatore regionale. Il rappresentante nazionale Andrej Stolbunov ha dichiarato che “non ci sono dubbi sul fatto che Kulagin sia stato vittima di un’esecuzione”. Secondo la sua versione, Kulagin sarebbe stato ucciso intorno al 14 maggio, quando si recò a bordo di un taxi in una caffetteria per un incontro urgente con un misterioso interlocutore, ancor oggi ignoto.
L’unica certezza è che Kulagin lascia una moglie ed una figlia.
Proprio nella giornata di mercoledì, 22 luglio 2009, un centinaio di persone si sono radunate a Milano in Piazza della Scala per una veglia pubblica organizzata dall’associazione “AnnaViva” in memoria di Natal’ja Estemirova, giornalista della Novaja Gazeta ed attivista dei diritti umani nel Caucaso per l’organizzazione Memorial uccisa la scorsa settimana dopo essere stata rapita a Groznyj, capitale della Cecenia.
Tra i vari interventi che si sono susseguiti è emerso l’auspicio di non doversi ritrovare a breve per commemorare la morte violenta di un’altra personalità impegnata nello tesso campo, tra gli altri, di Anna Politkovskaja, Stanislav Markelov, Anastasija Baburova e Natal'ja Estemirova. Purtroppo, se la notizia del caso Kulagin fosse ulteriormente confermata, saremmo dinnanzi all’ennesimo caso di omicidio di un attivista dei diritti umani nella Russia di Putin.
Ed un altro presidio sarebbe necessario per continuare a dire basta all’escalation di violenza ai danni di chi si batte per la Verità e per i diritti della persona, principi che non hanno confini e che vanno tutelati. Utilizzando un’espressione tanto di moda nel nostro Paese, senza se e senza ma.
Matteo Cazzulani



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