Assange rimane in carcere e la cauzione sale alle stelle
Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, dopo aver trascorso un'altra notte in carcere, ha accarezzato per poche ore la speranza di poter lasciare la sua prigione londinese, fino a quando la Svezia - che ne reclama l'estradizione - non ha fatto appello contro la sua liberazione su cauzione decisa nel pomeriggio di eiri dal tribunale di Westminster, bloccando di fatto la scarcerazione dell'australiano per almeno le prossime 48 ore. L'Alta corte di giustizia avrà infatti due giorni di tempo per decidere se accogliere o meno l'appello di Stoccolma: in caso affermativo il fondatore di Wikileaks dovrà rimanere nel carcere londinese di "Wandsworth" fino ad una nuova convocazione in tribunale. Julian Assange aveva accolto con il pollice alzato in segno di vittoria la decisione del tribunale di Westminster. Richiamato dopo circa un paio d'ore davanti alla corte, l'ex hacker si è visto notificare l'appello svedese che ha bloccato la sua liberazione. A rendere ancora più pesante la doccia fredda di Assange, è stato uno dei suoi avvocati, Mark Stephens, che ha creato non poca confusione. Il legale londinese aveva infatti annunciato raggiante ai giornalisti riuniti numerosi davanti al tribunale che la Svezia rinunciava a fare appello alla sentenza e che il suo cliente sarebbe uscito di prigione dopo un versamento di una cauzione di 240.000 sterline (283.000 euro). 
A tanto ammonta la cifra per la liberazione stabilita dal giudice Howard Riddle. Oltre alla cauzione, che diverse personalità del mondo dello spettacolo si sono offerti di versare fra cui tre registi del calibro del britannico Ken Loach, dell'americano Michael Moore e dell'australiano John Pilger, Assange, in caso di libertà vigilata dovrà sottoporsi ad altre restrizioni. Fra le quali indossare un braccialetto elettronico che consenta alla polizia di seguire i suoi spostamenti, essere assegnato ad una residenza obbligatoria in una proprietà del Suffolk (nord-est di Londra).. Dovrà inoltre rispettare un coprifuoco e recarsi giornalmente nel più vicino commissariato di polizia. Dura la reazione degli avvocati dopo l'appello di Stoccolma. "Tutto questo trasforma il processo in spettacolo", ha esclamato Stephens. "E' chiaro che il reato che gli è contestato non è così grave. Si può anche dire che l'accusa di stupro non regge", gli ha fatto eco, Geoffrey Robertson, un altro avvocato di Assange. Intervistato da al Jazeera ieri sera, Mark Stephens, ha affermato che la procedura in corso non era "null'altro che un mezzo per tenere tenere in prigione" il fondatore del sito, il tempo che Washington presenti a sua volta una domanda di estradizione in virtù di una legge contro lo spionaggio. Una ventina di manifestanti si erano assembrati a inizio pomeriggio davanti al tribunale, insieme ad altre personalità come Bianca Jagger e Jemima Goldsmith, ex fidanzata di Hugh Grant. "Le mie convinzioni non cambiano. Resto fedele agli ideali che ho espresso", aveva dichiarato Julian Assange in un comunicato dettato oggi alla madre. Quest'ultima, arrivata oggi a Londra, ha vissuto in diretta nell'aula di Londra, la falsa liberazione del figlio. Il 39enne australiano era stato imprigionato il 7 dicembre scorso, dopo essersi consegnato alla polizia britannica nell'ambito del mandato di arresto spiccato dall'Interpol per l'inchiesta di stupro aperta in Svezia.



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