Arturo Parisi (Pd) ad Affaritaliani.it: "Serve un congresso vero". E su primarie e alleanze attacca Bersani

Venerdì, 7 gennaio 2011 - 18:00:00


Arturo Parisi

Arturo Parisi (Pd)
"Il Pd avrebbe bisogno finalmente di un congresso vero riconoscendo tuttavia che si tratta del primo. Poi lo chiamino pure come vogliono. Decidano se negli organi ordinari o in modo straordinario. Ma il partito ha bisogno di una linea fondata su un vero consenso e legittimata da un dibattito vero che sceglie tra le alternative in campo, anche a rischio di scontri e rotture. E' il momento che la stagione delle primarie all'italiana e dei congressi pensati come convention all'americana abbia fine". Arturo Parisi, prodiano doc,  sceglie Affaritaliani.it per scuotere i maggiorenti del Partito democratico. E sulle primarie, l'ex ministro della Difesa si fa una domanda: "Che cosa si sono detti poi nel più recente pranzo Vendola e Bersani nel quale sembrava avessero convenuto della opportunità di fare primarie libere e aperte? E' il segretario che ha cambiato idea o sono gli altri che hanno modificato i loro comportamenti?".

I Modem, che si riuniranno a Torino il 22 gennaio, chiedono un congresso del Pd qualora non ci fossero elezioni anticipate. Che cosa ne pensa?
"Dipende. Se il congresso è come quello che abbiamo fatto in occasione della elezione diretta a Segretario prima di Veltroni e poi di Bersani è meglio parlar d'altro. Anche se i 39 mesi della storia del Pd sembrano una eternità, solo un Alzheimer collettivo potrebbe farci dimenticare come finirono i due precedenti congressi. Milioni di votanti per decidere "il nome del segretario", migliaia di delegati eletti per discutere "quale linea" dare al partito, poi, dopo un rito di qualche ora, il solito voto unanime che rinvia al futuro le decisioni da prendere, da rinviare, e da riprendere continuamente. No. Quello di cui il Pd avrebbe bisogno sarebbe, finalmente, un congresso vero riconoscendo tuttavia che si tratta del primo. Poi lo chiamino pure come vogliono. Decidano se negli organi ordinari o in modo straordinario. Ma il partito ha bisogno di una linea fondata su un vero consenso e legittimata da un dibattito vero che sceglie tra le alternative in campo, anche a rischio di scontri e rotture. E' il momento che la stagione delle primarie all'italiana e dei congressi pensati come convention all'americana abbia fine".

Capitolo primarie, Sel sostiene che il Pd ne ha paura. E cosi?
"Quale Pd? Certamente chi ha ancora in mente un modello di partito gerarchico, fondato sulla cooptazione, e diciamo pure il riconoscimento dall'alto dei meriti e delle colpe del personale dirigente, non puó che sentirle come un corpo estraneo. Ed ha pienamente ragione. Ma allora difenda a viso aperto la sua idea invece di lavorare nei fatti per un modello e declamare con le parole il modello opposto".

Capitolo alleanze, sarebbe più giusto guardare a Vendola e Di Pietro o al Terzo Polo?
"Lo chieda a Bersani che appena qualche mese fa ci ha proposto un Nuovo Ulivo che accomunasse un nucleo più ristretto di partiti, e che si alleasse al suo esterno con il cerchio più largo delle forze che si oppongono a Berlusconi. A chi pensava quando parlava di Nuovo Ulivo? E che cosa si sono detti poi nel più recente pranzo con Vendola nel quale sembrava avessero convenuto della opportunità di fare primarie libere e aperte? E' lui che ha cambiato idea o sono gli altri che hanno modificato i loro comportamenti?".

Esiste un nuovo Prodi che potrebbe risollevare le sorti del Centrosinistra?
"Se per un Prodi nuovo si intende una guida che, ponendosi al di sopra di tutti, si faccia carico di avanzare un progetto "per l'Italia che vogliamo" e che lo porti avanti contro le resistenze particolaristiche delle diverse componenti partitiche, e allo stesso tempo resistendo alla inevitabile tendenza alla spartizione, varrebbe la pena provarci. Ma si trova solo se si cerca. Io non vedo invece da nessuna parte dirigenti alla ricerca di leader. Se c'è un tema che accomuna la dirigenza politica tradizionale è semmai proprio l'ostilità verso ogni forma di leadership personale. Con la scusa di andare oltre Berlusconi le parole d'ordine spingono a tornare a prima di Berlusconi, al tempo bello della democrazia consociativa, stabilmente instabile. Tutti assieme: ognuno attento a non farsi escludere, e tutti uniti per far fuori il capoclasse di turno".

Daniele Riosa

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