Arabesque/ Sinan-mania a Istanbul. Il mio viaggio in Siria
| Prima puntata/ Imbarco alla turca |
Di Valentina Zecca
La prima volta che ho visitato Istanbul ero affetta da una strana sindrome: la Sinan-mania. Avevo deciso di visitare, uno ad uno, tutti i monumenti progettati dall'architetto più famoso della storia dell' Impero Ottomano: Sinan. Appunti in mano, ho insistito fino alla noia affinché con i miei compagni di viaggio andassimo da una parte all'altra della città, a vedere ogni singola moschea, hammam (bagno), madrasa (scuola), da lui ideata. Anche se, a causa della mia pignoleria, alla fine nessuno voleva più sentire nominare il povero Sinan, di certo la visita di una moschea come la Suleymaniye é stato un piacer ed un'emozione condivisa da tutti i compagni di viaggio.
Si entra nella Suleymaniye (da Suleyman, il "Solimano il Magnifico" della nostra storiografia) da uno stretto tunnel, per sbucare poi all'improvviso nel grande giardino in cui si erge - maestosa nella sua imponenza - questa meravigliosa moschea, simbolo della potenza dell'Impero Ottomano al suo apogeo.
Ma non é solo l' inganno di questa piccola entrata, o la bellezza dei monumenti, o l'atmosfera romantica che aleggia sul Bosforo, a suscitare la meraviglia di chi visita Istanbul. La grandezza e l'estensione della città, ad esempio, suscitano una forte impressione, soprattutto se si sale su una delle sue colline, ci si mette a guardare la distesa illimitata degli edifici e ci si accorge che l' occhio non arriva a vederne la fine.



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