Il Pg della Cassazione: sì al processo breve, ma...

Venerdì, 29 gennaio 2010 - 10:27:00


Stop ai contrasti "non più tollerabili, tra foro e magistratura e tra magistratura e classe politica". E' questo il richiamo contenuto nella relazione del procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, all'apertura dell'anno giudiziario nell'aula magna della Corte suprema, a Roma, alla presenza del capo dello Stato e delle più alte cariche dello Stato.

Ad aprire gli interventi è il primo presidente della Suprema Corte, Vincenzo Carbone. "La giustizia - evidenzia Carbone - non ha bisogno di audience, ma di fiducioso rispetto". Ecco perché per il primo presidente "desta perplessità la partecipazione di giudici ai talk show televisivi ove si ricostruiscono delitti oggetto di indagini, e perfino di processi in corso, alla ricerca di una verità mediatica diversa da quella processuale".

"L'obbligo della 'durata ragionevole' del processo assurge a principio fondamentale del sistema giuridico europeo", sottolinea Carbone. I costi che l'Italia paga ogni anno per l'irragionevole durata dei processi non sono addebitabili "ad una pretesa 'improduttivita della maggioranza dei magistrati italiani", sottolinea il primo presidente della Cassazione. ''Tutte le nazioni hanno registrato lievi progressi, mentre in Italia occorrono ancora 1210 giorni per recuperare un credito con un costo corrispondente al 29,9% del debito azionato'', dice Carbone. Male anche i costi della giustizia italiana, dal punto di vista del rapporto spesa/performance nei diversi uffici giudiziari: ''Delle spese dei 29 distretti, il 34% sono inutili, con prevalenza nei distretti del Sud: parliamo di 800 milioni di euro da spendere in meno o meglio''. Per Carbone il problema dell'intasamento della giustizia in Italia è "nell'abuso del ricorso al processo, nella carenza di filtri, nel numero eccessivo di avvocati, nella mancata maturazione (sinora) di alternative al ricorso al giudice".

Ricordando il monito del Capo dello Stato, Carbone registra la "assoluta necessità di lavorare e di riformare in un'ottica di lungo periodo e non sulla base di impostazioni contingenti, asfittiche, di corto respiro, cui corrispondano conflittualità deleterie". Senza un tale disegno, per il primo presidente della Cassazione "appare difficile che, alla lunga, si possa imporre ex lege una risposta di giustizia che possa in concreto essere breve ed efficace a fronte di un crescente carico di domanda".

"La situazione di crisi della giustizia penale è all'ordine del giorno, ma se ne individuano spesso solo alcuni aspetti" e spesso gli interventi legislativi, 79 negli ultimi 20 anni, ossia 1 ogni tre mesi, hanno "alterato l'impianto del processo, seguendo l'agenda imposta dalla cronaca, spesso senza preoccuparsi dei danni al sistema, che per funzionare ha bisogno di stabilità". Per Carbone i mali più evidenti del settore penale sono "i tempi intollerabili e la non effettività del sistema punitivo". Carbone ricorda che attualmente "i magistrati nella Cassazione hanno pochissimo spazio per la loro attività. Neppure una sedia dove sedersi per studiare i ricorsi".

"Una buona riforma ha bisogno della collaborazione di tutti", sottolinea il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, nel suo intervento. "Resto convinto che l'auspicata fisiologia dialettica tra i responsabili delle istituzioni e il reciproco rispetto delle opinioni che su singole questioni vengono espresse possono solo portare bene al sistema Paese - dichiara Mancino - le riforme possono così essere affrontate col metodo del confronto sui contenuti e auspicabilmente approvate con l'apporto delle opposizioni". Se l'anno in corso, aggiunge, "sarà quello delle riforme, il Consiglio in carica non mancherà di dare il proprio contributo".

Poi il ministro Alfano, il procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, l'avvocato generale dello Stato Oscar Fiumara e il presidente del Consiglio nazionale Forense Guido Alpa. "E' necessario - ricorda Esposito, usando le parole del capo dello Stato - che si fermi la spirale delle tensioni, non solo tra le parti politiche ma tra le istituzioni". In quest'ottica è "indispensabile che vi sia autocontrollo delle parti politiche nelle dichiarazioni pubbliche, e che quanti appartengono all'istituzione giudiziaria si attengano rigorosamente alla loro funzione".

Esposito dà inoltre il suo assenso ai provvedimenti legislativi che introducono tempi certi nel processo, a condizione che siano "adeguatamente potenziate" le risorse umane e materiali per realizzarli. Una riforma  è necessaria, prosegue il procuratore generale, ma deve essere una "riforma condivisa,  che non sia di corto respiro, equilibrata". Per l'alto magistrato "per realizzare la riforma occorre instaurare un dialogo franco e costruttivo: fondato su un sentimento di comune appartenenza".

'Ospiti d'onore' del tradizionale appuntamento, quest'anno, 22 neo-magistrati vincitori dell'ultimo concorso, a testimoniare la contrarietà della magistratura al divieto, per loro, di svolgere funzioni monocratiche, contenuto nelle recenti riforme dell'ordinamento giudiziario. Nessuna protesta prevista oggi da parte dei magistrati: rispettiamo il capo dello Stato, spiegano i rappresentanti dell'Anm, che invece per domani - quando l'anno giudiziario si aprirà nei 26 distretti di corte d'Appello - hanno deciso che abbandoneranno in massa le aule durante l'intervento dei rappresentanti del governo.

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