Ancora sangue in Siria
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Un nuovo venerdi' di sangue, con almeno 20 manifestanti uccisi e decine di feriti, ha segnato l'inizio del quinto mese di rivolta in Siria. Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza nel centro di Damasco e a Qabun Hama, Homs, Idleb, Deraa, Talbisa e Diar al-Azor per chiedere la fine del regime di Bashar al-Assad nel "venerdi' della liberta' per gli ostaggi". Le forze di sicurezza sono intervenute con il lancio di lacrimogeni e sparando sulla folla. La rivolta siriana era iniziata il 15 marzo nella povera citta' meridionale di Deraa e la repressione sarebbe gia' costata la vita a piu' di 1400 persone. Nove morti sono stati registrati soltanto nella capitale e nei sobborghi di Qabun e Rukn Eddin. A Deir al-Azor, citta' petrolifera dell'est, sono sfilate 350 mila persone, ha fatto sapere Ali Abdel Rahman dell'Osservatorio siriano per i diritti umani. Due attivisti pro-democrazia sono stati uccisi nella notte di giovedi' da miliziani del regime.
A Homs in migliaia hanno sfilato per chiedere la scarcerazione delle persone fermate nelle proteste dei giorni scorsi. Altri tre morti sono stati registrati a Idleb, nell'estremo nord del Paese, e quattro vicino al confine con la Giordania dove la polizia ha sparato ad altezza d'uomo gas lacrimogeni e pallottole vere. Per Rami, la prima protesta di massa a Damasco, rimasta abbastanza tranquilla finora, rappresenta un messaggio chiaro per il regime. A Deraa, dove si contano due morti, per la prima volta i militari hanno fatto da scudo tra le migliaia di civili e le forze dell'ordine, impedendo qualsiasi contatto. Sul fronte politico interno, gli attivisti pro-democrazia organizzeranno sabato a Damasco e a Istanbul due "Conferenze per la salvezza nazionale" per decidere una road map che porti il Paese fuori dalla dittatura. Mentre sulla scena internazionale continua a montare la pressione attorno a Damasco, giovedi', durante la festa nazionale, il presidente francese Nicola Sarkozy, ha invocato una chiara presa di posizione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, dove la mozione contro la Siria voluta dalla Francia e' bloccata da Cina e Russia, storici alleati di Assad.



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