Tra Futuro e Libertà ed ex An è guerra sui soldi. I dettagli

Giovedì, 7 ottobre 2010 - 09:17:00


L'ordine di scuderia è congelare il tesoretto. Blindarlo e renderlo inaccessibile nella polverosa cassa di Alleanza nazionale. Quasi 380 milioni di euro di asset, tra liquidità, attivo in bilancio e valore dei 70 immobili. L'input degli ex colonnelli che siedono alla destra di Berlusconi è semplice: evitare che anche solo il 30 per cento venga assegnato al neonato Futuro e libertà che già rivendica la propria quota. Ma i finiani, che hanno assoluto bisogno di risorse, non ci stanno. Si preparano a portare carte e libri contabili alla magistratura e a chiedere il commissariamento dell'intero patrimonio.

È solo l'ultimo, prevedibile fronte della guerra infinita tra nemici ormai acerrimi. Con i la Russa e Gasparri intenzionati intanto a chiudere i rubinetti del finanziamento al Secolo, house organ un tempo di An ora di Fli. E il direttore Perina che, coi fedelissimi del presidente della Camera, bollano la stretta come "ritorsione politica". Una cosa è certa. In mattinata, il premier Berlusconi ha incontrato a Palazzo Grazioli gli ex colonnelli La Russa, Gasparri, Matteoli, Alemanno. È stata concordata in quella sede una tregua con gli avversari, anche sui conti di An. Tregua che fa il paio con rinvio di ogni discussione. E di ogni decisione. E infatti, per due volte - a metà giornata e in ultimo a sera - la riunione del comitato dei garanti di An che avrebbe dovuto iniziato a discutere del patrimonio e del giornale, è stata rinviata sine die. Ufficialmente, per la richiesta del presidente dimissionario (l'ex tesoriere del partito) Francesco Pontone di tempo per presentare il consuntivo, prima di lasciare. Si dimetterà più in là. E per prenderne il posto, i berlusconiani Gasparri, La Russa e Matteoli hanno già scelto il senatore Giuseppe Valentino. Sono loro, d'altronde, a vantare ormai la maggioranza nel comitato: sei membri su nove.

Ma i finiani non mangiano la foglia e rivendicano subito almeno i 700 mila euro necessari a ripianare il disavanzo del Secolo. Ora quel rivolo di finanziamento pubblico si chiude, annuncia in diretta tv il coordinatore Pdl La Russa, rispondendo a Belpietro: "L'anno scorso il quotidiano da An ha avuto qualcosa come 3,6 milioni di euro. Per vivere ha bisogno di costi eccessivi: ritengo che un giornale debba vivere non con gli aiutini ma camminando sulle proprie gambe". E dopo lui Valentino, in Transatlantico: "Sul Secolo vedremo, dobbiamo riflettere".

Quelli di Fli capiscono l'antifona e partono al contrattacco. "Vogliono far tacere l'unica voce non berlusconiana nella stampa di centrodestra, un atto di disperazione politica" è la tesi di Carmelo Briguglio. Ma a condurre la partita per i finiani è soprattutto il deputato e amministratore del Secolo, Enzo Raisi: "È una chiara vendetta politica, con la quale rischiano di far fallire e chiudere il quotidiano. E siccome quello è un bene di An e non vogliamo passare guai penali per colpa loro, porteremo i libri ai magistrati e chiederemo il commissariamento dell'intero patrimonio". Tradotto: se non lo vogliono dividere, allora non saranno loro a gestirlo.

Nell'immediato però vanno affrontate le difficoltà del giornale, alle prese anche con la stretta dei fondi per l'editoria di Palazzo Chigi. "Da 55 anni, prima l'Msi e poi An ripiana i debiti del Secolo. Questo è un boicottaggio - protesta il direttore Perina - Ricordo ancora La Russa che urlava: "Meglio Libero o il Giornale, dobbiamo fare del Secolo una sorta di Padania, altrimenti meglio aprire una tv". La verità - continua - è che da quando abbiamo parlato di veline in lista, siamo stati sempre osteggiati, ben prima dello strappo di Fini: hanno dei problemi con le teste pensanti e non condizionabili. È il loro limite". 

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