L'America a un passo dalla riforma sanitaria

Venerdì, 19 marzo 2010 - 14:05:00


Di Valentina Pasquali - www.formazionepolitica.org

Washington D.C. – Forse, è arrivato davvero il momento della riforma sanitaria in America. Forse. Il gruppo democratico alla Camera ha finalmente rilasciato il testo definitivo della legislazione giovedì pomeriggio, testo che integra il linguaggio della proposta di legge approvata a dicembre dal Senato, e le modifiche di bilancio volute dai deputati per adottare la riforma in via definitiva. E il Congressional Budget Office (l’ufficio incaricato di valutare i costi complessivi delle proposte di legge) ha pubblicato la propria, positiva, valutazione preliminare del testo di legge nella sua forma attuale.

Inoltre, le ultime ore di consultazioni frenetiche in casa democratica cominciano a dare i primi frutti. Sembrerebbe che l’obbiettivo di 216 voti a favore, il numero necessario a fare passare la riforma alla Camera, sia quasi a portata di mano. La speranza della leadership democratica di Camera e Senato, e naturalmente della Casa Bianca, è che i deputati possano votare a favore della riforma domenica, e rimandare ai colleghi senatori, affinché lo approvino all’inizio della prossima settimana, il pacchetto di modifiche di bilancio che la Camera esige in cambio del passaggio del testo di legge voluto dal Senato.

Mercoledì, due deputati democratici che, fino a quel momento, si erano espressi in maniera contraria alla proposta del Senato, ovvero Dennis J. Kucinich dell’Ohio (ex-candidato alla Presidenza) e Dale E. Kildee del Michigan, hanno deciso di sostenere il passaggio della legge. Questo cambiamento di rotta è particolarmente indicativo dato che Kucinich e Kildee si collocano agli estremi opposti del Partito Democratico. Kucinich è tra i deputati più progressisti del paese, un sostenitore della sanità pubblica all’europea, ed è rimasto a lungo contrario al passaggio della riforma così come è stata approvata dal Senato, in quanto si trattava, a suo parere, di un testo di legge troppo poco ambizioso, annacquato dai compromessi raggiunti tra moderati e liberal negli ultimi mesi, e dunque inefficacie. Kildee, invece, fa parte di quel gruppo di deputati democratici cattolici e moderati, e oppositori del diritto all’aborto, contrari alla riforma perché convinti che offrisse troppo ai sostenitori del diritto all’interruzione di gravidanza.

La questione dell’aborto è emersa da subito come uno dei temi più controversi, su cui è stato, ed è tutt’ora difficile trovare un accordo, anche all’interno del Partito Democratico. Nonostante l’interruzione di gravidanza sia stata legalizzata negli Stati Uniti nel 1973, con la famosa sentenza della Corte Suprema Roe v. Wade, un emendamento approvato nel 1976, conosciuto come Hayde Amendment, proibisce l’uso di fondi federali stanziati nell’ambito della sanità pubblica a favore dell’interruzione di gravidanza. Al fine di conquistare il sostegno dei politici più moderati all’interno del partito, il Presidente Barack Obama ha promesso di voler passare una riforma sanitaria che non modifichi, né in un senso né nell’altro, lo status quo sull’aborto. Il Senato è stato così in grado di inserire nella propria proposta di legge limiti forti alla riforma. Ovvero, i sussidi federali che verrebbero stanziati con la riforma sanitaria per garantire anche ai cittadini che non possono permetterselo l’accesso al mercato delle assicurazioni sanitarie private, non possono essere erogati per coperture assicurative che includano l’interruzione di gravidanza.

Questo ha, naturalmente, infuriato i progressisti alla Camera, una delle ragioni per cui non è semplice, per la Presidente Nancy Pelosi, trovare i voti necessari al passaggio della legge. Al contempo, le limitazioni imposte dal Senato sono sembrate a lungo non sufficienti ad accontentare i deputati contrari all’aborto. Ora, sembra che la corrente cominci a girare. Il fatto che sia Kucinich che Kildee siano intenzionati a sostenere il passaggio della riforma dimostra che, anche a fronte di grosse differenze politiche e ideologiche, il Partito Democratico si sta rendendo conto di avere per mano un’occasione unica, una riforma sanitaria che sfugge da decenni.
Il capogruppo democratico alla Camera Steny H. Hoyer del Maryland, ha dichiarato che, secondo l’analisi del Congressional Budget Office, questa riforma sanitaria garantirebbe “la più significativa riduzione del debito pubblico dal 1993”, quando il Congresso passò la proposta di bilancio voluta dall’allora Presidente Bill Clinton, la quale includeva, fra le altre cose, un deciso aumento del carico fiscale. La riforma costerebbe, in tutto, intorno ai 940 miliardi di dollari su dieci anni, e contribuirebbe a una riduzione del debito del valore di circa 138 miliardi entro la prima decade. Esattamente come desiderato dal Presidente Obama.

La leadership democratica si è detta entusiasta dei risultati dell’analisi del Congressional Budget Office, il cui lavoro è  considerato obiettivo e bipartisan, e convinta che questo sviluppo contribuirà a convincere alcuni dei democratici moderati ancora indecisi. Di giovedì pomeriggio la notizia che anche l’Onorevole Luis V. Gutierrez dell’Illinois, originariamente contrario al testo di legge per questioni legate all’immigrazione, si sia ora convinto a votare a favore.

Nonostante le dichiarazioni di voto di Kucinich, Kildee e Gutierrez, e nonostante l’annuncio del Congressional Budget Office però, la lotta per il passaggio alla Camera del testo di legge approvato dal Senato non è finita. Una serie di altri deputati democratici oppositori dell’aborto, tra cui Bart Stupak del Michigan, considerato un alleato di Kildee, hanno reiterato l’intenzione di votare no in quanto la proposta del Senato non offre restrizioni sufficienti all’uso di finanziamenti federali per l’interruzione di gravidanza. E, naturalmente, i repubblicani promettono battaglia, alla Camera e di fronte agli elettori, continuando a criticare i colleghi democratici per l’uso di strategie parlamentari di voto ritenute poco trasparenti. Con le elezioni midterm di novembre che incombono, l’ostacolo più grosso al passaggio della riforma rimane quello elettorale, e l’incertezza di quei deputati democratici che competono in distretti moderati e che temono di perdere il seggio votando a favore del passaggio della legge. Al fine di tamponare anche questo problema, il Presidente Obama continua instancabilmente a girare il paese, raduno politico dopo raduno politico, nella speranza di convincere il popolo Americano dell’importanza della riforma. Per la seconda volta questo mese, Obama ha rinviato una visita ufficiale nel Pacifico, in Indonesia, Australia e Guam, volendo essere presente allo sprint finale della riforma sanitaria ora previsto per la settimana prossima.
Dovessero farcela, i democratici potrebbero, forse, scrivere il capitolo conclusivo della grande saga della riforma sanitaria in America la settimana prossima. Forse.

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