Altro che diplomazia, dall'Iran metodi mafiosi

Mercoledì, 4 gennaio 2012 - 12:40:49

Di Gianni Pardo

Ci si è già occupati delle tensioni fra la marina iraniana e quella statunitense nello Stretto di Ormuz, via d'acqua attraverso la quale passa un terzo o il 40% del petrolio mondiale. È dunque una vena giugulare, perché il mondo ha bisogno di importare il petrolio degli Stati rivieraschi del Golfo e gli Stati rivieraschi del Golfo hanno bisogno di esportarlo. Ora l'Iran, per protesta contro le sanzioni imposte a causa del suo progetto di costruzione di un ordigno atomico, ha ripetutamente minacciato di chiudere lo Stretto ed è noto che ciò sarebbe drammaticamente contrario al diritto internazionale. L'azione costituirebbe un primo atto di guerra cui sarebbe lecito rispondere con adeguata violenza e proprio in questi termini hanno già risposto gli Stati Uniti.

Durante le recenti manovre navali l'Iran ha sparato missili a media e lunga gittata, cioè ordigni capaci di colpire sia Israele sia le basi americane nel Vicino Oriente. La tentazione è stata quella di parlare di smargiassate senza conseguenze ma alcune dichiarazioni di oggi di Ataollah Salehi, Comandante in Capo delle Forze armate iraniane, conducono a riconsiderare questo giudizio. Secondo l'Agenzia di Stato iraniana Irna egli avrebbe detto: "Consigliamo vivamente alla portaerei americana che ha attraversato lo stretto di Hormuz e che attualmente si trova nel Golfo di Oman di non ritornare nel Golfo Persico. La Repubblica Islamica d'Iran non ha l'intenzione di ripetere questo consiglio".

Di solito le parole pesano poco. Gli annunci reboanti di Ahmadinejad e di altri esponenti iraniani, uditi in passato,  non hanno significato molto. Nessuno ha dimenticato le grandi minacce di Saddam Hussein, quando stava per cominciare l'ultima guerra dell'Iraq e gli stessi giornali occidentali si chiedevano quanti americani sarebbero morti per superare le linee di difesa di quel Paese. Mentre poi l'esercito irakeno si squagliò come neve al sole e la guerra durò poco più di cento ore. Dunque oggi gli Stati Uniti potrebbero essere tentati di rispondere ironicamente: "La Repubblica Islamica d'Iran non ha l'intenzione di ripetere questo consiglio"? Fa benissimo. Perché tanto nessuno l'ascolterebbe. Ma nella storia bisogna sempre far posto alla follia e rimane da vedere quanto sia da prendere sul serio l'avvertimento in stile mafioso di quell'altissima autorità militare. Bisogna cioè chiedersi che succederebbe se gli iraniani pensassero realmente di attuare la loro minaccia.

Se essi provassero ad usare le navi, probabilmente se le vedrebbero affondare nel giro di pochissimo tempo. Dunque questo metodo è da escludere. La stessa ragione porta ad escludere che quelle unità possano lanciare dei missili. Innanzi tutto gli americani probabilmente hanno già messo a punto sistemi antimissile sufficientemente accurati per distruggere tutti o quasi gli ordigni in volo. Poi la moderna tecnica dei satelliti permetterebbe agli americani di sapere chi li ha lanciati e qualche missile di risposta affonderebbe immediatamente la nave da cui è partito il razzo. Anzi, essi potrebbero approfittare del casus belli per affondare l'intera flotta iraniana. Per questo Tehran potrebbe  toglierla dalla zona d'operazione e lanciare i missili da terra, ma ciò non la proteggerebbe. Le cacciatorpediniere e gli incrociatori non sono canotti che si possono nascondere in una grotta marina e la flotta americana potrebbe distruggere quella iraniana dovunque sia, in particolare nei suoi porti. Né l'aviazione iraniana potrebbe fare molto, dal momento che gli americani hanno il dominio dell'aria praticamente ovunque.

Rimane il possibile problema delle mine, che è il più serio, ma se ne è già parlato. In ogni modo, le certezze sono due: da un lato gli Stati Uniti non hanno né l'interesse, né l'intenzione, né la possibilità di invadere l'Iran. Dall'altro l'Iran può - se è guidato da folli - tentare di chiudere lo stretto di Hormuz, e perfino di danneggiare qualche nave "nemica", ma la rappresaglia sarebbe tanto pesante da avere i brividi solo a pensarci.

Non bisognerebbe dimenticare che, mentre qualche terreno, per esempio la giungla, può favorire gli avversari, sul mare e nel cielo è difficile contrastare gli Stati Uniti. Per questo si è scritto "se l'Iran è guidato da folli". Dunque, fino a dimostrazione clinica di questa alienazione mentale, è possibile catalogare anche la frase del Comandante Salehi come un'ulteriore smargiassata da padrino. Ed è bene che tale rimanga, se l'Iran non vuole veder ridotta la propria marina a una flotta di pedalò e subire altri gravissimi danni alle proprie installazioni nucleari.

giannipardo@libero.it
www.DailyBlog.it
 



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