Alta tensione tra Italia e Germania, architrave europeo a rischio crollo

Di Massimiliano Santalucia
La questione sembra particolarmente seria. Che la grande famiglia europea sia attraversata da tensioni non fa più neanche notizia; tuttavia, il fatto che stavolta i protagonisti dei dissapori siano Germania e Italia, due degli stati fondatori dell'UE, è un segnale inquietante. Se poi nella polemica politica si affacciano anche vecchi stereotipi, e mai sopite diffidenze, allora il quadro si fa allarmante. E' ciò che devono aver pensato al Goethe Institute e all'Ufficio per il dialogo italo-germanico di Bonn diretto dalla storica tedesca Karoline Rörig: le due istituzioni hanno recentemente tenuto a Berlino un convegno dal titolo” Va bene?! “ le cui motivazioni sono da ricercare nello sviluppo di una maggior comprensione fra i due paesi. All'evento hanno partecipato giornalisti ed esperti provenienti dai due paesi, impegnati a cercare di capire le ragioni alla base delle recenti polemiche.
E di motivi per discutere ce n'erano molti; la crisi del debito europeo ha portato la tensione fra Italia e Germania ad un livello fra i più alti del dopoguerra, con i due paesi impegnati a rinfacciarsi l'un l'altro la responsabilità della situazione critica. La Germania rimprovera all'Italia l'incapacità di gestire l'enorme debito pubblico e di sottovalutare l'emergenza nella convinzione che tanto i tedeschi pagheranno per gli italiani. Da Roma si replica accusando Berlino di arroganza e di voler condizionare la politica interna italiana nell'ambito di un più ampio disegno di dominio tedesco sull'Europa.
La polemica non è solo politica, anche la stampa, sui due versanti delle Alpi, si è data molto da fare nell'eccitare gli animi, rispolverando vecchi stereotipi. In Germania la Bild, un tabloid popolare che in genere parla alla pancia dei suoi lettori, ha rispolverato la figura dell'italiano parassita pronto a succhiare soldi ai laboriosi tedeschi. Di contrasto in Italia la stampa, legata all'ex-presidente del consiglio Berlusconi, ha enfatizzato ad arte l'immagine della Germania: un paese imperialista, che “complotta” alle spalle del governo italiano. Questo a schermo del rovinoso fallimento dell'esecutivo Berlusconi (nessuna componente esclusa).
La nomina di Mario Monti sembra aver (per ora) allentato le tensioni politiche fra Roma e Berlino, ma l'eredità culturale potrebbe durare ben oltre la contingenza del momento. “Non solo in Germania ma in tutta Europa vi è preoccupazione per l'immagine di paese incompetente e irresponsabile che l'Italia ha dato di sé durante la crisi” ha spiegato ad Affaritaliani.it la professoressa Francesca Gelli, docente di scienze politiche presso l'Università IUAV di Venezia e relatrice del convegno di Berlino. “Del resto tutti sanno che oggi gli stati sono legati fra di loro da una forte interdipendenza. E' come un'orchestra; se uno stecca la partitura danneggia non solo se stesso ma anche il resto del gruppo.” Ma se a causa dei recenti eventi l'immagine dell'Italia ha subito un duro colpo, i lavori del congresso hanno anche messo in luce perplessità circa alcuni approcci della politica tedesca durante la crisi europea. Mentre le accuse a Berlino di “imperialismo economico e geopolitico” sul continente sembrano essere del tutto infondate (nessuna prova è stata portata a supporto di tale tesi), è emerso invece come uno dei problemi alla base dell'attuale situazione potrebbe invece essere l'incertezza e l'esitazione con cui l'esecutivo tedesco si è mosso a livello internazionale nei mesi precedenti la crisi. E' come se Berlino esitasse a recitare un ruolo più attivo a livello politico-economico senza consapevolezza che le incertezze lasciano un grosso vuoto politico all'interno dell'Unione. Un vacanza potenzialmente dannosa che condiziona anche l'operato degli altri stati.
“Da parte del governo Merkel non ci sono delle idee chiare riguardo a ciò che bisogna fare in Europa” ha detto ad Affaritaliani.it il professor Alexander Grasse, docente di politica presso l'Università di Giessen in Assia ed intervenuto anch'egli al meeting sui rapporti italo-tedeschi. “Il problema è che la Cancelliera aspetta prima di capire quali sono le tendenze politiche, per evitare contrasti, ed assicurarsi così di stare dalla parte giusta, e poi decide. Questo atteggiamento è ricorrente anche nelle questioni di politica interna, ma in realtà non vi è un piano preciso da seguire.” Tuttavia, malgrado le recenti tensioni, i rapporti fra i due paesi sono comunque destinati a migliorare. Con buona pace degli stereotipi alimentati da una parte della stampa: gli interessi che legano Italia e Germania sono troppo grandi per essere rimessi in discussione e le due capitali non hanno altra scelta che risolvere le loro controversie.
Paradossalmente le incomprensioni che hanno contrapposto Berlino da una parte e Roma (ma anche Atene) dall'altra possono trovare una loro soluzione proprio all'interno della più ampia arena politica europea con un maggior coinvolgimento dell'Europa non solo a livello economico ma anche, e soprattutto, politico. “I problemi che l'UE affronta oggi sono legati alla sua stessa costruzione, quando fu creata un'unione monetaria ma non economica” ha spiegato ad Affaritaliani.it la professoressa Almut Möller, responsabile del Alfred von Oppenheim Center for European Policy Studies di Berlino e protagonista di uno degli ultimi interventi durante il convegno. “All'epoca i paesi europei non vollero cedere poteri all'unione e si rifiutarono di rinunciare alla loro sovranità in materia economica e fiscale. Oggi ci si rende conto che questa situazione non è più sostenibile e gli stati membri devono collaborare più strettamente l'uno con l'altro anche in aree che prima venivano considerate d'interesse nazionale. La pressione dei mercati sta già spingendo i paesi verso una maggiore integrazione. L'Unione europea potrebbe sicuramente essere a rischio nei mesi a venire, ma gli stati membri non hanno altra scelta.”
Paradossalmente, invece che con il crollo delle strutture dell'UE, sembra che l'unico modo per uscire dalla crisi sia avere proprio più Europa. Magari col tempo si scoprirà che la risoluzione questa crisi, oltre a evitare il ripetersi di tensioni come quelle viste recentemente fra Berlino e Roma, potrebbe addirittura trasformarsi in un'opportunità per finire il lavoro lasciato incompleto vent'anni fa.
“Va bene” allora fra Italia e Germania? Va meglio di quanto le premesse del congresso facessero pensare. Ma potranno migliorare ulteriormente a condizione che si abbandonino gli stereotipi e che la cooperazione politica europea superi le logiche nazionali.


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