Alcune domande al futuro segretario del Partito Democratico
Di Nicolò Lipari*
Se, come assume il nostro Presidente del Consiglio, la semplice prospettazione di alcune domande può esporre il proponente al rischio di una responsabilità (civile o penale), è bene che ogni questionario soggettivamente indirizzato sia rigorosamente sottoscritto. Quello che viene qui rivolto al futuro segretario del partito democratico (chiunque questi debba essere e quindi senza alcuna sottintesa inclinazione per l’uno o l’altro dei candidati in lizza) è stato redatto da persona che da molti lustri si occupa del problema della riforma del sistema dei partiti, che con Pietro Scoppola ha dato vita alla “Lega democratica”, il primo tentativo di uscire dalle logiche della vecchia forma-partito, che con lui ha concorso alla redazione di alcuni dei documenti preparatori che hanno accompagnato la lunga gestazione del partito democratico.
Le domande che seguono non toccano volutamente nè i temi di una futura strategia di governo (o di opposizione) nè quelli delle possibili future alleanze, temi rispetti ai quali è più facile trincerarsi dietro il gergalismo del politichese e che non sono stati fin qui in grado di risvegliare il disinteresse dell’opinione pubblica rispetto ad una vicenda apparsa ai più come esclusivamente riservata ai professionisti della politica. Le domande riguardano tutte il modo di organizzazione del nuovo partito e la sua possibilità di riattivare una operante relazione tra i vari contesti della società civile, con le sue competenze e professionalità, e il mondo della politica. Esse quindi suppongono scelte non dilazionabili e la serietà delle risposte risulterà immediatamente evidente all’opinione pubblica in quanto legata a comportamenti conseguenti. Coloro che riceveranno questo testo sono invitati, ove ritengano i temi qui affrontati meritevoli di un qualche dibattito o approfondimento, a dargli la massima diffusione via e-mail.
E’ necessario che, una buona volta, al di là del consueto ritualismo delle parole, la politica ricominci davvero dal basso 1. Ritiene che le modalità con cui è stata presentata la Sua candidatura e la dialettica che si è svolta con gli altri candidati prima della Sua elezione siano state avvertite dalla pubblica opinione come una vicenda effettivamente aperta ai dubbi, alle domande della società civile o non piuttosto come fatto tutto interno alla logica degli apparati di partito che non rimarrebbe al futuro elettore che recepire nel suo risultato senza avere in alcun modo concorso a determinarlo?
2. Più in generale – e guardando al futuro – di fronte all’evidente crisi di relazione tra il sistema dei partiti (chiusi in una dimensione del tutto autoreferenziale condotta con un linguaggio assolutamente incomprensibile al cittadino comune) e persone che incontrano sempre maggiore difficoltà a comprendere la ritualità di periodiche convocazioni elettorali tra le quali c’è il vuoto di un “non rapporto”, quale ritiene debba essere la nuova forma-partito sulla quale modellare il partito democratico? Come ritiene che il “partito nuovo” ipotizzato da Scoppola possa svincolarsi dal carrierismo politico, dagli opportunismi, dalle convenienze per aprirsi ad una vera dialettica sociale non necessariamente canalizzata nelle strutture asfittiche (e comunque ormai disertate dai cittadini comuni) delle sezioni?



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