Afghanistan, La Russa: bombe sui caccia con ampia condivisione
Sulla eventuale decisione di dotare di bombe i nostri aerei in Afghanistan "e' auspicabile una riflessione in Parlamento che porti ad un'ampia condivisione". Lo ha affermato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, nella sua informativa al Senato sull'attentato di sabato scorso costato la vita a quattro alpini. Questo "spirito comune", ha sottolineato La Russa - che in un caso, sul finanziamento della missione, ha portato la Camera a esprimersi "senza nemmeno un voto contrario" - sarebbe in questo caso "ancora piu' importante dello stesso oggetto del dibattito", perche' farebbe arrivare ai nostri militari impegnati sul campo "un forte segnale di sostegno". 
Ignazio La Russa
"In termini di comunicazione, e' legittimo definire atti di guerra" quelli che a volte hanno visto coinvolti i nostri militari impegnati in Afghanistan, ma la missione resta "tesa a promuovere la pace e la giustizia sotto l'egida internazionale", ha detto La Russa. "Possiamo ragionevolmente sperare di riconsegnare al governo locale larga parte della zona ovest del paese, quella di nostra competenza, entro la fine del 2011, ma questo non vorrebbe dire che la missione per quella data sara' finita".
"In campo mondiale, al momento, tra i veicoli della stessa categoria, non risulta disponibile una alternativa (al 'Lince', ndr) che possa garantire migliori livelli di protezione del personale". Nella sua informativa al Senato, il ministro della Difesa torna a "difendere" il blindato coinvolto anche nell'attentato del 9 ottobre scorso in Afghanistan. "Nell'ambito delle misure tese al miglioramento della sicurezza del personale - ricorda La Russa - sono stati immessi nel teatro afghano i primi 17 esemplari di Veicolo blindato medio 'Freccia', operativi dal mese di agosto. Il 'Freccia', e' bene ricordarlo, e' destinato non a sostituire ma ad integrare gli attuali assetti operativi basati sul "Lince", trattandosi di due tipi di veicoli in grado di operare in modo complementare".
"Ciascun elemento protettivo-difensivo - sottolnea il ministro - ha sempre un limite di risposta alla minaccia: se cresce questa si provvede con nuovi sistemi di difesa, in una sorta di loop in escalation che ricalca lo schema storicamente provato della cosiddetta contrapposizione lancia-scudo o proiettile/corazza. Per tale ragione non si possono considerare risolutive le soluzioni tecnico-costruttive rispetto alle minacce del tipo in questione. Quello che risulta fondamentale importanza e', invece, il sistema complessivo posto in atto per fronteggiare la minaccia, nel cui ambito oltre alla protezione dei mezzi, rientrano l'intelligence, la ricognizione aerea delle rotte terrestri mediante velivoli senza pilota (Predator), il supporto aereo, le tattiche di movimento e le tecniche di osservazione del terreno, l'addestramento del personale, e anche le interrelazioni con la popolazione locale".
L'ATTACCO. "Al momento dell'attacco, condotto da un nucleo di 25-30 'insurgents', il convoglio stava muovendo lungo una pista ricavata nell'alveo di un torrente asciutto, parallelo alla strada, per diversificare l'itinerario di spostamento". Sottoposto al fuoco degli insurgents - ha ricordato La Russa - un mezzo blindato Lince italiano, dotato di jammer, per guadagnare un ciglio di fuoco favorevole, dirigeva in retromarcia verso la strada che corre a lato del greto del fiume. Proprio durante quel movimento, il mezzo e' stato investito dall'esplosione che ha causato il decesso di 4 occupanti e il ferimento di un quinto". Le nostre unita' "hanno immediatamente risposto al fuoco con un'intensa reazione durata 30/40 minuti che ha disperso gli insurgents. Nell'azione sono intervenuti anche 2 aerei F16 americani che hanno effettuato azione di fuoco contro gli insurgents impiegando la mitragliera di bordo". "Durante lo scontro - ha proseguito il ministro - alcuni mezzi civili del convoglio sono stati abbandonati dal personale civile afghano che ne era alla guida: a seguito di cio', due mezzi, caduti in mani nemiche, sono stati distrutti".
IL FERITO. Il caporal maggiore scelto Luca Cornacchia, rimasto ferito nell'attentato di sabato scorso in Afghanistan, "e' stato trasferito all'ospedale da campo della nostra base di Herat e sara' trasportato in Patria appena possibile". "Inizialmente trasportato all'ospedale da campo di Delaram - ha ricordato il ministro - e successivamente trasferito a quello di Camp Dwyer, entrambi statunitensi, e' stato sottoposto a Tac che ha evidenziato una frattura di due vertebre lombari, una sospetta contusione polmonare, una frattura al piede destro e lesioni multifocali alla milza. Al momento, le sue condizioni risultano stabili, non gravi, e viene tenuto in osservazione".


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