Afghanistan/ Il politologo Paniccia ad Affari: "Ora servono più uomini. E la guerra all'eroina"

Giovedì, 17 settembre 2009 - 15:48:00

Arduino Paniccia
Arduino Paniccia

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Non bisogna lasciarsi trasportare dalla comprensibile ondata emotiva, sarebbe una cattiva consigliera. Il problema non è di ordine militare, il problema è economico. Per tagliare le gambe ai talebani non basta più la guerra combattuta, bisogna intervenire economicamente e strappare il paese dalla schiavitù del commercio dell'oppio. Che è l'unica fonte di sostentamento dei terroristi e dei talebani". Il politologo Arduino Paniccia (docente di Relazioni Internazionali all'Università di Trieste) sceglie Affaritaliani.it per analizzare la situazione in Afghanistan nel giorno dell'attentato contro il contingente italiano che è costato la vita a sei nostri militari. Restare o andarsene? "E' una decisione difficile. Siamo vincolati eticamente e moralmente nel tentare di strappare questo paese da una teocrazia cupa che lapida le donne e che mozza gli arti a chi ruba una mela".

Nuovo attentato in Afghanistan e questa volta contro il nostro contingente. E ora?
"Non bisogna lasciarsi trasportare dalla comprensibile ondata emotiva, sarebbe una cattiva consigliera. Il problema non è di ordine militare, il problema è economico. Per tagliare le gambe ai talebani non basta più la guerra combattuta, bisogna intervenire e strappare il paese dalla schiavitù del commercio dell'oppio. Che è l'unica fonte di sostentamento dei terroristi e dei talebani. C'è quindi un problema economico più che militare. Dal punto di vista bellico si impone un rapporto della nostra componente militare come equipaggiamenti più consoni al tipo di guerra".

Vignetta politica
La vignetta


Qual è la chiave per vincere?
"Si vince, in particolare nelle aree urbane come Kabul, con l'intelligence, ovvero con la raccolta di informazioni, utilizzando anche le forze di polizia locali, che sono addestrate dai Carabienieri. Dobbiamo imparare a fare affidamento sulle risorse sul campo per raccogliere più intelligence e più informazione. L'azione militare, del carro armato o del soldato che spara sul fronte, non basta per vincere questa guerra".

Bisogna restare o andarsene?
"E' una decisione difficile. Noi, tra l'altro, siamo vincolati eticamente e moralmente nel tentare di strappare questo paese da una teocrazia cupa che lapida le donne e che mozza gli arti a chi ruba una mela. C'è anche un aspetto pragmatico che è la lotta all'oppio, alla droga. L'Afghanistan produce il 90% dell'eroina in circolazione nel pianeta. E il prezzo dell'eroina è sceso in Italia e all'estero grazie all'iniezione di prodotto proveniente dall'Afghanistan. Se molliamo l'Afghanistan al suo destino ci facciamo male e lo facciamo anche ai nostri giovani".

Il nostro contingente è ben attrezzato?
"Sì. Il Lince ha salvato la vita a molti dei nostri. L'attentato è avvenuto in pieno centro, in una zona molto sorvegliata. In centro non servono carri armati, elicotteri... Occore un rafforzamento della componente militate, non solo di equipaggiamento ma anche di uomini. Se diamo retta all'esperienza americana condotta in Iraq dal generale David Petraeus comprendiamo che la situazione è migliorata quando gli Usa hanno mandato più uomini a presidiare il territorio; è solo dopo questa azione che gli americani hanno pensato di ritirarsi. Bisogna presidiare il territorio. Se non lo facciamo è tutto più difficile".

Quindi più uomini che mezzi?
"Sì. Più uomini da tutta la comunità internazionale. Il nostro non è il contingente più numeroso. Ci sono più canadesi, Ma alcuni paese stanno facendo poco o nulla. I tedeschi e i francesi sono molto defilati e infatti gli Usa li stanno rimproverando".

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