Cei/ Bagnasco: i politici siano sobri

Lunedì, 21 settembre 2009 - 18:19:00


Bagnasco
Monsignor Angelo Bagnasco
"Occorre che chiunque accetta di assumere un mandato politico sia consapevole della misura e della sobrieta', della disciplina e dell'onore che esso comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda". Il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, lo ribadisce nella prolusione al Consiglio Episcopale Permanente. "Come vescovi di questo amato Paese - afferma - sottolineiamo anche noi con il Papa 'l'importanza dei valori etici e morali nella politica' ad ogni livello'". "La stessa memoria degli impegni solennemente assunti da ogni forza politica al momento del voto, si pone per noi su quel livello della pertinenza etica che e' intrinseco ad una partecipazione vitale di tutti i cittadini alla costruzione della polis", ricorda in proposito il porporato. Una funzione di coscienza critica che obbliga la Chiesa a una assoluta coerenza: "avvertiamo necessaria - assicura infatti Bagnasco - una costante e umile verifica della condotta nostra e delle nostre comunita'". Ma nondimeno, aggiunge, "siamo consapevoli di non poterci mai sottrarre al dovere di testimoniare e annunciare la verita', ed essere cioe' quel 'segno di contraddizione' rispetto allo spirito del mondo di cui parla il Vangelo".

"Sappiamo pure - spiega il cardinale - che nel cuore di ciascuno sono impressi indelebili i segni della bellezza che e' Dio, e dunque della nostalgia verso le cose grandi e di una sempre rinascente volonta' di bene". Proprio queste attitudini sono quelle che per Bagnasco possono "sostenere la fiducia della gente semplice, nel porre in essere ogni giorno le piccole scelte di giustizia e di carita', di impegno e di sacrificio, che spostano la bilancia del mondo". Altrettanto importante, pero', per la Chiesa e' la capacita' dei politici e e degli amministratori di perseguire concretamente il bene comune: e' questo, per il presidente della Cei, "il criterio della reale efficacia di ogni azione politica rispetto ai problemi concreti del Paese". Infatti, "il criterio fondamentale per una onesta valutazione dell'agire politico e' la capacita' di individuare le obiettive esigenze delle persone e delle comunita', di analizzarle e di corrispondervi con la gradualita' e nei tempi compatibili".

MILITARI ITALIANI MORTI. "Profondissimo cordoglio per i sei soldati italiani caduti in Afghanistan, vittime di un attentatore suicida" e' stato espresso nella sua prolusione dal card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei. "Altri quattro soldati - ha detto - sono risultati gravemente feriti. Oltre a questi, com'e' noto, sono morti una decina di civili afgani e una cinquantina sono rimasti a loro volta feriti" e "non e' esagerato parlare di strage, tanto piu' assurda se si pensa ai compiti assolti dalla forza internazionale che opera in quel Paese e allo stile da tutti apprezzato con cui si muove in particolare il contingente italiano".

Secondo Bagnasco, "non e' un caso che questo lutto, com'era successo per la strage di Nassiriya, abbia toccato il cuore dei nostri connazionali, commossi dalla testimonianza di altruismo e di dedizione di questi giovani quasi tutti figli delle generose terre del nostro Sud". "Per questo - ha sottolineato - il nostro popolo si e' stretto alle famiglie dei colpiti con una partecipazione corale al loro immane dolore. Anche noi ci uniamo ai sentimenti prontamente espressi dal Santo Padre, e preghiamo il Signore perche' conceda il premio eterno a questi fratelli defunti, la pronta guarigione ai colpiti, forza e consolazione ai parenti".

"La comunita' cristiana mai potra' esimersi dal dire, sulla base di un costume di liberta' che sarebbe ben strano fosse proprio a lei inibito, cio' che davanti a Dio ritiene sia giusto dire. Peraltro, anche quando annuncia una verita' scomoda, la Chiesa resta con chiunque amica". Il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, tiene a riaffermarlo nella prolusione al Consiglio Episcopale Permanente. La Chiesa, sottolinea, "non ha avversari, ma davanti a se' ha solo persone a cui parla in verita', dunque mai con parole che possano essere scambiate o accomunate a quelle legittimamente espresse in nome della politica o del costume. Questo servizio, che consegue alla nostra missione di Pastori, non puo' non essere colto nel suo intreccio di verita' e carita', e rimane vivo e libero da qualsiasi possibile strumentalizzazione di parte".

E, scandisce il porporato, "niente ci e' piu' estraneo della volonta' di far da padroni: cittadini di questo Paese: conosciamo bene i principi e le regole che reggono una democrazia pluralista, nella quale tuttavia le religioni sono presenze ne' abusive ne' sconvenienti, puntando esse in tutta trasparenza, e fuori da ogni logica mercantile, al colloquio con le coscienze e alla lievitazione della riflessione comune". E d'altra parte "nell'agenda della vita socio-politica nazionale, sono in evidenza - rileva Bagnasco - questioni importanti, alcune delle quali non possono, per la valenza etico-umanistica che racchiudono, non interessare il nostro ministero.

ITALIA IMPOVERITA MA FIERA E SOLIDALE. L' Italia ha saputo fino ad oggi affrontare "con grande dignita'" una crisi economica che l'ha "complessivamente impoverita, chiedendo sacrifici pesanti a tutti, e soprattutto ai meno abbienti". A riconoscerlo e' il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei che ricorda come il "compito essenziale" della politica sia "la giustizia, e quindi la promozione del bene comune, ossia del bene di quel 'noi tutti', formato da individui, famiglie e gruppi intermedi che si uniscono in comunita' sociale': un bene non impersonale ne' qualunquistico, ma rivolto a persone concrete". Preoccupazione esprime pero' Bagnasco per il fatto che la nostra Repubblica "appare ciclicamente attraversata da un malessere tanto tenace quanto misterioso, che non la fa essere talora una nazione serena e del tutto pacificata al proprio interno, perche' attraversata da contrapposizioni radicali e da risentimenti".

"Questa stessa Italia, nostra patria - sottolinea - chiede a tutti e a ciascuno un supplemento di amore, un amore fiducioso anche nel coinvolgimento degli altri, un amore capace, nel discernimento sapiente, di inglobare pure le ragioni diverse dalle proprie, rinunciando innanzitutto alla polemica pur di raggiungere un consenso sulla verita' piu' generale. In quest'ottica, non vi e' dubbio che". "Servire gli altri secondo questa via istituzionale, possiamo anche dire politica, della carita' - per il presidente della Cei - non e' meno qualificato e incisivo di quanto lo sia la carita' che incontra il prossimo direttamente, fuori dalle mediazioni istituzionali della polis' (ib). e' il motivo per cui la Chiesa non cessa di raccomandare ai giovani e all'intero laicato la strada non solo del volontariato sociale, ma anche della politica vera e propria, nelle sue diverse articolazioni, quale campo di missione irrinunciabile e specifico". L'invito rivolto ai giovani laici cattolici, in definitiva, e' a "prendersi cura, da una parte, e avvalersi, dall'altra, di quel complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale, che in tal modo prende la forma di polis, di citta'".

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