Strage Kandahar/ I talebani: "Non c'entriamo"
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In un sms inviato a un giornalista dell'Associated Press il sedicente portavoce talebano Qari Yusuf Ahmadi ha negato qualsiasi coinvolgimento condannando "un attacco nel quale sono stati uccisi civili innocenti".
Prima che arrivasse questa comunciazione, i media afgani avevano già constatato che i principali portavoce degli insorti erano irraggiungibili e avevano i telefoni cellulari spenti. In generale, i taliban rivendicano prontamente simili azioni, come avvenuto in queste ultime settimane in varie zone del Paese.
Non è ancora chiaro quale fosse l'obiettivo dell'azione terroristica. Gli inquirenti sottolineano che l'esplosione è avvenuta poco dopo l'annuncio dei primi risultati delle elezioni presidenziali. Inoltre, ricordano che Kandahar, capoluogo di una provincia roccaforte dei taliban, è la città natale di Karzai e che il suo potente fratellastro, Ahmasd Wali, nè è il governatore. Nella zona in cui è esploso il camion-bomba ci sono la sede dei servizi di intelligence provinciali, vari uffici dell'Onu e la base di una compagnia giapponese che ha vinto un contratto per costruire un'autostrada attraverso una zona controllata dai talebani.
Un potente ordigno rudimentale, da azionare a distanza, è stato trovato dai militari italiani vicino a Kabul. L'ordigno, secondo quanto riferiscono al comando di Italfor, era radiocomandato e composto da due proiettili di mortaio collegati a una batteria, con circuito elettrico e ricevitore. Era stato nascosto a un metro dalla carreggiata, sul margine destro della strada che collega Kabul alla valle di Mushai (a circa 15 chilometri dalla capitale e a una decina dalla valle).
Dopo la scoperta sono state predisposte tutte le misure di sicurezza del caso: l'area è stata isolata e sono scattati una serie di controlli per accertare che non vi fossero altri pericoli, mentre la rimozione e la distruzione dell'ordigno è stata affidata ad artificieri locali.
AFGHANISTAN/ 17% SCHEDE SCRUTINATE: KARZAI 43% E ABDULLAH 34%
Con il 17 per cento del totale delle schede scrutinate, il presidente afghano uscente Hamid Karzai è in vantaggio nelle elezioni presidenziali del 20 agosto scorso: ha infatti raccolto finora il 43 per cento dei voti validi. Il suo principale avversario, Abdullah Abdullah, ex ministro degli Esteri, al momento si attesta al 34 per cento. Lo ha annunciato la Commissione Elettorale Indipendente di Kabul.
Sulla base di tali dati, seppure parziali, Karzai vede dunque ampliarsi il proprio margine di vantaggio rispetto al rivale maggiormente accreditato: il precedente aggiornamento dello spoglio, risalente a ieri e relativo al 10 per cento delle schede, attribuiva infatti al capo dello Stato in carica il 41 per cento delle preferenze, contro il 39 per cento assegnato ad Abdullah.
Per la vittoria al primo turno è sufficiente la maggioranza semplice, pari come minimo al 50 per cento dei suffragi più uno; in caso contrario, si andrebbe al ballottaggio verosimilmente all'inizio dell'autunno. Le operazioni di scrutinio saranno comunque lente e complesse: i risultati ufficiali definitivi non sono attesi prima della metà di settembre, fatti salvi inoltre i ricorsi contro i non meno di 255 casi di irregolarità denunciati. Giovedì scorso si era votato in tutto il Paese anche per il rinnovo dei 34 Consigli Provinciali, e in tal caso l'attesa si profila fin da adesso ancora più lunga.



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