Afghanistan, liberato giornalista condannato a morte per blasfemia

Lunedì, 7 settembre 2009 - 12:49:00


E' stato liberato e ha lasciato l'Afghanistan il giovane giornalista afgano Sayed Pervez Kambaksh, condannato a morte per "blasfemia". In realtà la sua "colpa" era unicamente quella di essersi occupato dei diritti delle donne. La notizia del rilascio è stata data dal quotidiano britannico The Independent sul suo sito online con la precisazione che il giornalista è stato "segretamente graziato dal presidente Hamid Karzai".

La liberazione del reporter è stata confermata sia il fratello."Posso confermare la grazia e il rilascio che risale a due settimana fa - dice l'avvocato Afzal Nooristani, - ma non posso confermare che sia fuori dal Paese per problemi di riservatezza".

Secondo l'Independent, giornale in prima fila nella lotta per salvare il giornalista, "Kambaksh è stato trasferito dalla sua cella nel carcere principale di Kabul un paio di settimane fa e custodito in un luogo sicuro per alcuni giorni prima di lasciare il Paese in aereo. Prima di partire ha parlato di come il suo sollievo sia misto a profonda tristezza sapendo che sarà altamente improbabile che riveda mai più la sua famiglia e il suo Paese".

La vicenda di Kambaksh aveva fatto scalpore. Il 24enne era stato condannato a morte con un processo-lampo per aver scaricato da un sito iraniano materiale informativo sui diritti delle donne e l'Islam. Una condanna che poi venne convertita in 20 anni di detenzione tra le proteste degli islamici più intransigenti, fra cui alcuni politici anche vicini a Karzai, che ne chiedevano l'esecuzione immediata.

Sempre in tema di diritti umani, oggi Karzai ha firmato una legge per scoraggiare le violenze di ogni natura contro le donne afghane. Il testo, composto da quattro capitoli e 44 articoli, punta a scoraggiare ogni forma di violenza contro le donne. Una mossa in controtendenza rispetto al passato. Nei mesi scorsi, infatti, aveva sollevato molte critiche nell'opinione pubblica internazione un provvedimento, firmato dal presidente, che di fatto legalizzava lo stupro della moglie da parte del marito e proibiva alle donne sposate di uscire di casa senza il permesso del coniuge, anche per andare dal medico. Una legge che provocò dure proteste internazionali e che alla fine venne ritirata.

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