Afghanistan/ La Russa ad Affaritaliani.it: gli italiani resteranno anche dopo il 2013
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"Alla Conferenza Internazionale di Londra hanno affinato quello che è il percorso corretto: dare alle forze armate e alla polizia afghana un ruolo sempre maggiore, quello di affrontare le sacche dell'insorgenza e del terrorismo e di dare legittimità sempre maggiore e capicità di gestione reale al governo di Kabul. E semmai di intensificare gli sforzi per trovare aree di confronto e di colloquio con ambienti finora ostili che si dimostrassero interlocutori seri e disposti a rinunciare alla violanza".
"L'altro baluardo - spiega La Russa - è quello delle modalità della ricostruzione. La nuova dottrina assomiglia molto a quello che abbiamo sperato, voluto e qualche volta praticato come italiani: non aspettare nelle singole aree che ci sia una condizione di totale sicurezza per avviare l'opera di ricostruzione. Cercare il più possibile di operare in parellelo, azione di ricorso alla forza quando ce n'è bisogno ma, contestualmente, ovvero da subito, avviare anche la ricostruzione. Perché una cosa aiuta l'altra. Convincere la popolazione civile a stare dalla parte della ricostruzione è l'ideale anche per la sicurezza".
Quanto ai tempi del rietro, il ministro annuncia: "Puntiamo entro il 2011-2013 ad avere definito questa strategia. Noi diciamo che il termine ultimo è il 2013, non necessariamente il 2011 anche se potrebbe essere anticipato. Ricordo però che in altre aree del mondo, tipo il Kosovo, siamo lì da molti anni. In Libano poi restiamo lì. Diciamo 2013 come momento di ritorno dei militari italiani dall'Afghanistan, ma nessuno mi vieta di pensare che potrebbe anche essere anche più lunga la presenza, con altre finalità rispetto a quelle attuali dell'Isaf. Ad esempio per continuare ad addestrare le forze afghane".



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