I funerali dei caduti di Kabul

Lunedì, 21 settembre 2009 - 13:24:00


Militari italiani Afghanistan

FORUM/ L'Italia deve rimanere o deve ritirarsi dall'Afghanistan?

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L'Italia si è fermata per il lutto nazionale, con bandiere a mezz'asta e luci spente per la cerimonia funebre dei sei parà morti in Afghanistan. Domenica migliaia di persone hanno reso omaggio ai caduti presso la camera ardente allestita all'ospedale militare. Negozi chiusi e applausi per onorare gli eroi caduti in missione.

Il picchetto d'onore composto dai rappresentanti dei diversi corpi d'armata italiani ha accolto con gli onori militari e l'urlo 'Folgore!', alla basilica di San Paolo fuori le mura, i sei feretri coperti dal tricolore dei paracadutisti italiani rimasti vittime, giovedì, dell'attentato kamikaze di Kabul. Portate a spalla all'interno della basilica, le sei bare sono state accolte da un tripudio di bandiere tricolori sventolate dalle migliaia di persone che si sono affollate nel piazzale esterno. L'ingresso nella basilica, alle 11, è stato accolto da un lungo e sentito applauso e da una marcia funebre (il brano 'In pace per la pace' di Fulvio Creux) intonata dalla banda militare, che ha preceduto l'inizio della cerimonia religiosa, officiata dall'ordinario militare, monsignor Vincenzo Pelvi. Lo stesso prelato ha dato il via alle esequie leggendo un telegramma inviato da Papa Benedetto XVI che si dice "profondamente addolorato per il tragico attentato terroristico".

Nel corso dell'omelia, mons. Vincenzo Pelvi ha avuto un pensiero per ciascuno dei sei soldati morti, a cui si è rivolto dando loro del "tu". E ha poi parlato dell'importanza delle missioni di pace. "Se uno Stato non è in grado di proteggere da violazioni gravi e continue dei diritti umani e dalle conseguenze delle crisi - ha detto il sacerdote -, la comunità internazionale è chiamata a intervenire. Le missioni di pace - ha aggiunto - ci stanno aiutando a valutare da protagonisti il fenomeno della globalizzazione, che non è da intendere solo come processo economico ma come criterio etico. Il mondo militare contribuisce a edificare una solidarietà globale".

Più avanti nel corso della cerimonia, al momento dello scambio della pace, mentre i famigliari si abbracciavano tra loro, un uomo è riuscito a salire sull'altare e davanti ad un microfono ha iniziato ad urlare ripetutamente lo slogan "pace subito": non è stato inquadrato durante la diretta tv, impegnata a zoomare sui parenti delle vittime, ma le agenzie di stampa riferiscono di una persona non ancora identificata poi allontanata dalla sicurezza. Prima della chiusura del rito religioso, il deputato del Pdl, Gianfranco Paglia, rimasto ferito anni fa durante una missione di pace in Somalia, ha letto la preghiera del paracadutista accanto al figlio di uno dei soldati che hanno perso la vita nell'agguato, che indossava il basco cremisi della Folgore. Grande commozione tra le decine di militari che affollano la basilica hanno suscitato anche le note del silenzio eseguite alla fine della preghiera.




GUARDA LA GALLERY DEI FUNERALI


Un doppio passaggio a bassa quota delle Frecce Tricolori, che hanno disegnato in cielo i colori della bandiera italiana, ha poi chiuso la cerimonia all'esterno della basilica, tra applausi e il grido 'Folgore!' ripetuto più volte dai picchetti che le sezioni di combattenti e reduci hanno organizzato lungo il recinto della basilica. Le bare hanno poi iniziato il viaggio verso le città e i paesi di residenza dei soldati morti, dove i militari saranno inumati.

Il corteo funebre era partito poco prima delle dieci dall'ospedale militare del Celio. Lungo un percorso che ha sfiorato il Colosseo e l'Aventino, ha poi percorso l'Ostiense fino ad arrivare alla basilica, la stessa in cui furono celebrati i funerali delle vittime di Nassiriya. Due ali di folla avevano salutato con un applauso le bare all'uscita dal portone dell'ospedale militare. Lungo tutto il tragitto il corteo composto da mezzi militari scoperti scortati da motociclisti della polizia di Stato è stato salutato da bandiere italiane esposte alle finestre.

Nella basilica, nell'attesa dei feretri, si erano raccolti in silenzio i parenti delle vittime, i rappresentanti istituzionali, le delegazioni dei partiti e tanti commilitoni che hanno voluto essere presenti alle esequie. Anche i parà rimasti feriti nell'attentato hanno voluto essere presenti all'ultimo saluto ai compagni morti. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è inchinato al passaggio di ognuna delle sei bare. Tra i leader politici presenti, anche il segretario della Lega, Umberto Bossi, critico verso la permanenza dei militari italiani in Afghanistan, che entrando in basilica ha commentato: "Li abbiamo mandati noi e sono tornati morti".

Successivamente, al termine della cerimonia, il Senatùr ha aggiunto "Ho votato anche io" per la missione in Afghanistan, "eravamo convinti che servisse a qualcosa, non certo a farli morire". Sulla missione in Afghanistan, Bossi sostiene che "molti sono convinti diversamente rispetto al passato", anche se aggiunge "deve passare un po' di tempo". Quindi, su un possibile rientro dei militari entro Natale sostiene: "Ci sono le piccole e le grandi cose. Sarebbe un passettino portarne a casa a Natale almeno un po'. E' un augurio - aggiunge - una speranza. Certo, c'è un problema americano, internazionale. Bisogna quindi chiedere a Berlusconi, che è l'uomo che si trova tra noi e l'America. Le cose comunque - conclude Bossi - stanno migliorando".

Berlusconi, che ha incontrato a Palazzo Chigi il nuovo ambasciatore americano David Thorne, ha spiegato che bisognerà mettere a punto una "transition strategy" per responsabilizzare il governo afghano. Solo se il governo Karzai saprà garantire la sicurezza, ha detto, si potrà "consentire alle truppe alleate di diminuire gli organici". Il fronte di chi non vuol sentir parlare di ritiro, vede in prima linea gli uomini di Gianfranco Fini. Se il presidente della Camera si è limitato a chiedere "la massima unità delle forze politiche" nel giorno del dolore, sostenendo che non è questo il momento delle polemiche, i suoi fedelissimi non esitano ad attaccare le posizioni "pacifiste".

Contrario al disimpegno anche Massimo D'Alema: sarebbe "una catastrofe". Ma l'ex ministro degli Esteri non risparmia critiche al governo "che non sta dando un bello spettacolo". Altro contrario al ritiro, il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto, che stigmatizza le posizioni "opportunistiche e ambigue". Duro anche Pier Ferdinando Casini: "Chi parla di ritiro è un irresponsabile". Il fronte dell'exit strategy, oltre alla lega, vede schierato l'Idv di Antonio Di Pietro, che chiede di aprire una discussione in Parlamento "su come è cambiata la situazione in Afghanistan". Favorevole a un ritiro anche il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero.

LO STRISCIONE: "BASTA SANGUE ITALIANO PER il PETROLIO AMERICANO" - Uno striscione di una decina di metri è stato affisso questa mattina in piazza Sant'Emerenziana con la scritta: "Basta sangue italiano per il petrolio americano". Sullo striscione che non reca firma sono in corso indagini della Digos. Piazza sant'Emerenziana è un luogo notoriamente 'battuto' da organizzazioni estremistiche di destra. Lo striscione - rivenuto nel pomeriggio di domenica e prontamente rimosso dalla polizia - era stato sistemato sulle impalcature dei lavori per il prolungamento della metro B da piazza Bologna a Conca d'Oro. Lungo una decina di metri, di stoffa, recava una scritta realizzata con della vernice rossa. Al momento non risultano rivendicazioni.


I sei parà caduti e le immagini dell'attentato
GUARDA LA GALLERY

 

LE DRAMMATICHE IMMAGINI DELL'ATTENTATO

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