A un anno e mezzo dall'arresto crollano le accuse contro Del Turco

Venerdì, 8 gennaio 2010 - 19:58:00

A un anno e mezzo dal clamoroso arresto, crolla il castello accusatorio nei confronti dell’ex governatore dell’Abruzzo Ottaviano Del Turco. Dalle carte processuali, riferisce la Stampa, sono infatti emersi alcuni rapporti dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Banca d’Italia che vanno nella direzione opposta da quella imboccata dalla procura di Pescara. Procura che nel luglio 2008, guidata da Nicola Trifuoggi, chiese l’arresto di Del Turco ipotizzando un pagamento di tangenti nel settore della sanità privata della regione Abruzzo. Insieme a Del Turco, che si sarebbe dimesso dall’incarico nei giorni successivi, vennero arrestati assessori ed alti funzionari con l’accusa di associazione a delinquere, truffa, corruzione e concussione. Secondo il procuratore Trifuoggi, Del Turco avrebbe incassato una tangente di circa sei milioni di euro dal re della sanità privata abruzzese, Vincenzo Angelini. Dopo un mese passato nel carcere di Sulmona, il governatore ottenne gli arresti domiciliari ribadendo la propria totale estraneità alla vicenda. La giunta regionale di centrosinistra, travolta dallo scandalo, venne sconfitta alle elezioni che si sarebbero tenute cinque mesi più tardi.

Stavano distruggendo la sanità in Abruzzo”’, gli indagati sono “schiacciati da una valanga di prove’, è dimostrato il pagamento di tangenti, “una barca di soldi, circa 30 miliardi di vecchie lire”: questi alcuni commenti di allora della Procura pescarese. Frasi che sembravano presagire a un processo ben istruito e dai tempi celeri. Invece in 18 mesi la Procura ha chiesto in due circostanze la proroga delle indagini e ha ordinato un centinaio di rogatorie internazionali alla caccia di conti esteri o di società off-shore. “Ma non un soldo è stato trovato – spiega la Stampa - e il pilastro dell’accusa resta, essenzialmente, la parola del ‘collaboratore’ Vincenzo Angelini, il patron delle cliniche abruzzesi che dopo aver goduto per anni di trasferimenti miliardari da parte della Regione, ad un certo punto raccontò ai magistrati di essersi stancato dei ricatti dei politici”. Non solo. Dalle carte del processo sono spuntati un rapporto dei Carabinieri, uno della Guardia di Finanza e due della Banca d’Italia che cozzano contro le tesi accusatorie della Procura. Dai documenti dell’Arma risulta infatti che questa aveva chiesto l’arresto di Angelini e di sua moglie, mentre non vi è prova che la giunta Del Turco favorisse le cliniche private alle quali, anzi, erano stati tagliati drasticamente i finanziamenti.

Il Pd locale, che a suo tempo non prese le difese del governatore, oggi esce allo scoperto sottolineando come “il rapporto dei Carabinieri offre un punto di vista diametralmente opposto a quello cristallizzato negli arresti”. La Stampa fa notare come “persino il prudentissimo Franco Marini”, dica la propria sulla vicenda: “Dai documenti oramai pubblici è inconfutabile come la giunta Del Turco abbia agito con coraggio rispetto ai costi della sanità privata e che l’accusa si basi soltanto sulle dichiarazioni di Angelini”. Il processo dovrà chiarire molti aspetti e spiegare perché, se il 16 giugno 2008 i Carabinieri avevano consigliato l’arresto di Angelini, non scattarono le manette per il patron della sanità privata abruzzese. Anzi, a finire in carcere, un mese dopo, furono Del Turco e i suoi collaboratori, i quali tra il 2005 e il 2007 avevano decurtato di circa 43 mln di euro i fondi destinati alle cliniche di Angelini sospettate di gestione troppo “allegra”.
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