Abolizione delle giunte provinciali. Affari aveva anticipato il premier
Di Massimo Gargiulo ( riproponiamo l'articolo pubblicato su Affaritaliani.it il 25 agosto 2011)
Il dibattito sulla manovra d'agosto si fa sempre più rovente sui temi che interessano maggiormente i contribuenti italiani - contributo di solidarietà e quoziente familiare, tassa sui grandi patrimoni, aumento aliquote IVA sui beni di lusso, tfr e pensioni - con esiti che mettono a dura prova la coesione sociale e la stabilità della maggioranza. Sembra invece scemare l'interesse per la soppressione delle piccole province, sulla quale esistono dubbi di costituzionalità, e l'accorpamento dei comuni al di sotto dei 1.000 abitanti. Un contribuito in questa direzione è pervenuto dal Servizio studi del Senato che ha evidenziato come tali misure potrebbero produrre costi superiori ai risparmi, peraltro non quantificati dal governo. "Gli effetti finanziari positivi - sostiene il servizio studi - potrebbero essere compensati dal manifestarsi di possibili profili onerosi, in particolare nella fase di transizione".
Tuttavia il dibattito aperto sulle province potrebbe offrire l'occasione per dare la spinta alla realizzazione delle città metropolitane, previste già dalla legge 142 del 1990, inserite nella Costituzione italiana dal 2001 e ribadite dalla legge delega 42/2009. Provvedimento questo che costituirebbe un vero fattore di ammodernamento della pubblica amministrazione locale e consentirebbe ben più significativi risparmi di quelli genericamente ipotizzati dal governo dall'abolizione delle province con meno di 300.000 abitanti e un territorio inferiore a 3.000 km quadrati. C'è da dire che la legge 42/2009 individua ben 15 città metropolitane tra quelle indicate dal parlamento italiano e dalle regioni a statuto speciale, ma è mia opinione che soltanto Roma (Capitale), Milano, Napoli e Torino hanno le caratteristiche per essere considerate tali. Tuttavia si tratta di una questione nella quale non intendo qui entrare.
Quello che secondo me si potrebbe fare da subito, è inserire nel decreto un articolo che preveda che, a decorrere dalla data di scadenza del mandato amministrativo provinciale in corso alla data della sua entrata in vigore, sono soppresse le province la cui popolazione rilevata al censimento generale della popolazione del 2011 sia superiore a 2.000.000 di abitanti e che le province soppresse vengono sostituite dalle città metropolitane. Trattasi appunto delle 4 città sopra indicate: future città metropolitane potranno essere costituite successivamente, se opportuno. Andrebbe altresì fissato un termine entro il quale il Parlamento dovrà provvedere a disciplinare le competenze della Città Metropolitana, le sue modalità elettive e di rappresentanza interna. In mancanza di tale provvedimento le funzioni esercitate dalle province soppresse saranno trasferite - provvisoriamente - alle Regioni. Tutto questo darebbe un forte stimolo alla Provincia e Comune di Milano ad avviare fin da subito la realizzazione di forme di "governance" volontarie su tutti i temi che abbiano carattere sovra comunale. Esse potranno al tempo stesso dare risposta a problemi specifici e fornire utili indicazioni per dare forma al governo della città metropolitana.
Da ultimo, per quanto riguarda le altre Province, propongo di tenerle in vita alle seguenti condizioni: abolizione dei Consigli Provinciali, da sostituirsi con l'Assemblea dei Sindaci e dimezzamento degli Assessori. Infine, per quanto riguarda l'accorpamento dei piccoli comuni, propongo di dare delega alle Regioni con l'indicazione di provvedere sulla base di criteri di efficienza e partecipazione e sulla base di una soglia di popolazione molto più bassa, avente valore puramente indicativo.


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