A tutto c’è un limite
Di Giuseppe Morello
Ha ragione Napolitano. Come si fa a dargli torto quando esprime i suoi dubbi sulla nomina di Saverio Romano a ministro dell’Agricoltura. È chiaro che l’ingresso nel governo di un esponente dei Responsabili è per Berlusconi una scelta inevitabile se vuole rafforzare la sua maggioranza, ma il ricatto cui è sottoposto il premier non giustifica la decisione di far sedere nei banchi dell’Esecutivo un uomo indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata per favorire Cosa Nostra.
È ovvio che deve valere per Romano, come per tutti gli imputati, un pregiudizio di innocenza, ma nominarlo ministro mentre sul suo groppone pesano accuse serie è una questione di opportunità politica. Infatti Napolitano non ha potuto negare la nomina, perché legalmente non c’è nulla da eccepire, ma moralmente e politicamente sì (il Capo dello Stato ha parlato di “gravi imputazioni” da chiarire).
La nomina di Romano, che per altro non ha alcuna esperienza specifica per il ministero che va a guidare, è sbagliata perché sulla scorta di un ricatto politico inserisce nel governo un uomo su cui gravano pesanti dubbi, alimentando così il sospetto che per contendersi cariche politiche di alto livello sia condizione necessaria avere nel curriculum qualcosa di penalmente rilevante.
A noi non è mai fregato un granché delle prestazioni sessuali olimpioniche del premier, né delle sue feste o del bunga bunga , né di come impiega il suo denaro, né se faccia sesso con una, cento o mille ragazze. Ma qui Berlusconi commette un grave errore, perché non si parla più della sua vita privata ma della nomina di un ministro della Repubblica.
A tutto c’è un limite.



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