A Londra dilagano gli islamici

Venerdì, 23 settembre 2011 - 16:50:20

Massimiliano Santalucia

musulmani3

Persone percosse perché fumavano durante il mese del Ramadan. Donne minacciate perché non si vestivano in modo "religiosamente appropriato", omosessuali insultati in mezzo alla strada. No, non siamo a Kabul o a Peshawar, scene di questo tipo sono state segnalate spesso durante l'ultimo anno in alcune aree della zona est di Londra. Nel quartiere di Whitechapel, a soli 15 minuti a piedi dalla scintillante (e caotica) Liverpool street nel cuore della City, vi è una delle più alte concentrazioni di musulmani nel paese tanto che sembra di essere catapultati in un piccolo angolo di Medioriente. Qui, fra un ristorante tipico e un negozio in cui è possibile reperire ogni tipo di materiale religioso (incluso i sermoni degli imam più accessi), di fianco a miglia di persone venute pacificamente a lavorare sembrano essersi insediati anche gruppi ristretti di esponenti integralisti.

Il dibattito sul multiculturalismo in Gran Bretagna già da molto tempo si è inasprito tanto che sono sempre di più le accuse alla comunità musulmana di mirare alla creazione di vere e proprie società parallele. Nel dibattito è intervenuto anche il Primo Ministro David Cameron affermando esplicitamente che il multiculturalismo è fallito. Ora la possibile penetrazione integralista nell'East London potrebbe contribuire a rialzare i toni della discussione.

"Personalmente condivido le preoccupazioni del Primo Ministro" ha dichiarato ad Affaritaliani.it Lee Scott, deputato del partito conservatore per la circoscrizione di Ilford North. "La società parallela è solo un aspetto del problema. Il punto è che ogni comunità presente sul territorio britannico è tenuta a rispettare le regole del paese e le altre comunità. Non tutti lo hanno fatto e questa è la ragione per cui noi dobbiamo cambiare il nostro approccio alla questione del multiculturalismo. "

Il quadro tracciato da David Cameron e da Lee Scott viene respinto dalla comunità muslumana britannica. Contattato da Affaritaliani.it  Talha Ahmad, noto rappresentante del Muslim Council of Britain, ha affermato che non c'è nessuna intenzione da parte dei musulmani britannici di autoisolarsi dalla società e che il multiculturalismo in realtà ha maggiori probabilità di successo oggi che non in passato. "Sicuramente a volte ci sono dei problemi di convivenza, ma la società contemporanea è più solida rispetto al passato ed è in grado di gestire le diversità molto meglio. Noi condanniamo qualunque comportamento illegale, anche quelli commessi da mussulmani. Tuttavia sono convinto che questi gesti siano riconducibili soprattutto all'adozione di comportamenti tradizionali da parte di una minoranza più che a una visione radicale della religione."
 

David Cameron

Sul rischio che i musulmani creino una società parallela all'interno del paese Talha Ahmad ritiene che la questione sia stata travisata. "Noi rispettiamo le leggi britanniche e vogliamo solo che sia tutelata la nostra identità religiosa. Sicuramente ci sono aree con una grande concentrazione di musulmani, ma questo è dovuto più a questioni sociali che non religiose. Molti musulmani si sono stabiliti in questi quartieri solo perché gli alloggi erano meno cari, non per isolarsi. Ma quelli che fanno fortuna vanno via. Piuttosto va detto che il governo non ha fatto nulla per favorire l'integrazione e nessun programma a tale scopo è stato elaborato per le scuole."

Questa accusa è stata pesantemente respinta da Lee Scott il quale invece sottolinea come la politica britannica si sia impegnata attivamente per risolvere il problema. "Non solo l'attuale governo si sta attivando per favorire l'integrazione ma anche il precedente esecutivo laburista si è impegnato in tal senso."

Malgrado i sospetti per la penetrazione integralista in alcune aree del paese e gli aspri toni del dibattito vi sono anche segnali incoraggianti che fanno pensare come il multiculturalismo in  Gran Bretagna potrebbe non essere destinato a fallire. Secondo un sondaggio della BBC svolto all'indomani degli attacchi del 2005 a Londra il 62% degli intervistati riteneva che il muticulturalismo avrebbe fatto del paese un posto migliore dove vivere. Inoltre con le elezioni politiche del 2010 è stato registrato un deciso aumento del numero dei deputati musulmani a Westminster. Ora in parlamento ne siedono ben otto distribuiti in tutti i tre principali partiti e fra cui figurano anche tre donne; segno questo che almeno in parte l'integrazione della comunità sembra essere riuscita.

Inoltre pare difficile rimettere in discussione un modello sociale multietnico che il paese ha seguito per anni ponendovi le fondamenta della sua stessa società. Lee Scott ne è consapevole e sembra sposare una visione molto pragmatica del futuro. "I flussi migratori ci sono sempre stati ed è impensabile interrompere questo trend. Quello che dobbiamo fare è adottare un nuovo approccio incoraggiando i nuovi arrivati ad imparare la nostra lingua e a rispettare i nostri valori. In passato non lo abbiamo fatto e questo spiega i problemi che abbiamo avuto. Ma non dobbiamo aver paura di dire che il multiculturalismo passa per l'accettazione dei valori nazionali e il rispetto di tutte le comunità. Se noi adottiamo questo nuovo approccio allora potremmo affrontare meglio le questioni legate al multiculturalismo. Io sono ottimista per il futuro."

La Gran Bretagna è da sempre un laboratorio di multietnicità a cui guarda con attenzione anche il resto d'Europa. Se l'approccio bilanciato suggerito da Lee Scott sarà fondato, da Londra potrebbe arrivare una nuova lezione anche per il resto del continente.
 

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