Obama non è Copernico
Di Alessandro Luigi Perna
L’America ha un nuovo comandante in capo: l’afroamericano Barack Obama. Un’era diversa da tutte le altre è cominciata. Il trascinatore di popolo di Chicago ha indossato i panni del grande statista e ha indicato la via. Ai suoi concittadini ha assicurato che l’America si rialzerà. Gli ha anche detto come: costruirà scuole, strade, ponti. Darà sanità e pensioni. Restituirà futuro, dignità, orgoglio. A patto che tutti si voltino indietro prima di guardare avanti. A patto che tutti si ispirino a coloro che, oscuri alla storia, hanno costruito nell’ombra la grandezza della nazione più forte del mondo. Ma soprattutto a patto che tutti si ispirino ai valori dei padri fondatori e al loro coraggio.
Perché l’America tornerà grande se non dovrà rinunciare alla propria identità. A chi contesta lo stile di vita americano Obama dice che non c’è nulla da giustificare. Dio ha dato all’America uno scopo: rendere il mondo un posto migliore. Chi vorrà costruire il futuro con gli Stati Uniti sarà benvenuto. Chi le porgerà il pugno sarà sconfitto. Non importa chi esso sia.
Chi avesse cercato nelle parole di Obama la rivoluzione che cambierà il globo si deve ricredere. Chi avesse pensato che le sue parole sarebbero state solo di pace deve rimanere deluso. L’America è tornata e vuole essere di nuovo la più potente. L’America è tornata e sa bene chi sono i suoi nemici. Gli stessi di prima.



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