9/11, “Ora il cielo ha un altro significato”

Sabato, 10 settembre 2011 - 15:41:00


Di Massimiliano Santalucia

Torri gemelle dall
Non è solo il ricordo delle quasi 3000 vittime della furia integralista quello che si commemora a dieci anni dagli attacchi dell'11 Settembre. Oltre alle vite di chi era al World Trade Center e dei passeggeri dei due aerei di linea schiantatisi, quel giorno del 2001, il cratere di Ground Zero ha inghiottito anche il mito dell'invincibilità americana e la certezza del resto del mondo che ogni suo problema potesse essere risolto dalla (ex?) superpotenza.

Quello che si ferma per ricordare il decimo anniversario della strage è un paese smarrito, schiacciato fra le difficoltà delle nuove sfide e il dolore del ricordo. "La nostra vita da quel momento è cambiata" racconta ad Affaritaliani.it Leslie Wayne, docente di giornalismo presso la Columbia University e la New York University. "Dopo quel giorno non sono più stata in grado di ammirare un cielo sereno e sgombero da nuvole senza pensare a quella tragedia."

Il dolore di quel giorno e le sue conseguenze Leslie Wayne le conosce molto bene. Dieci anni fa lavorava a New York come redattrice al New York Times prima di diventare responsabile della rivista di giornalismo investigativo 100Reporters.com. "La tragedia umana che si è consumata ci aveva e tuttora ci travolge. Nei giorni successivi l'attacco dovevamo realizzare uno speciale dal titolo "Portraits of Grief" (Ritratti del dolore) intervistando le famiglie delle vittime. E' stata un'esperienza straziante, dopo alcune interviste non potei fare a meno di chiudermi da sola e piangere."

Malgrado l'eredità emotiva di quella tragedia l'America di oggi è molto più sicura di quella del 2001. Da allora non vi sono più stati attentati integralisti e le agenzie d'intelligence sembrano aver recuperato l'efficienza dei decenni precedenti l'attacco. La minaccia terroristica non è scomparsa, tuttavia Al-Qaeda ha subito colpi durissimi e le potenzialità dell'organizzazione sono state notevolmente ridimensionate. Inoltre, grazie alla rivolte in Medioriente che hanno dimostrato come  le popolazioni arabe possano ribellarsi alle dittature ispirandosi a principi democratici, l'integralismo islamico sembra essere in difficoltà in tutto il mondo.

Ma se sul fronte della sicurezza interna il Paese sembra aver fatto progressi, ben diversa è la situazione per quanto riguarda la sua posizione geopolitica mondiale. Quella post 11 Settembre è un'America molto più debole di quella che vedevamo prima, un'America  che sembra aver ormai perso quel ruolo di superpotenza del passato. La crisi economica che non accenna a finire e l'ascesa  delle nuove potenze asiatiche ha ridimensionato la forza americana facendo passare in secondo piano anche i successi (sia pur notevoli) della lotta al terrorismo.



LE IMMAGINI

Anche l'immagine stessa del paese nel mondo non si è ancora del tutto ripresa dai minimi storici toccati durante la guerra di Bush in Iraq e i benefici dell'elezione di Obama stanno cominciando a svanire. "La vittoria di Obama ha migliorato l'immagine degli Usa in Europa" spiega ad Affaritaliani.it il Professor Robert Singh, docente di studi internazionali presso il Birkbeck College della University of London. "Ma nei paesi arabi invece gli americani raccolgono ancora meno consensi di prima. Questo perché fra la mancata chiusura di Guantanamo, gli attacchi con i droni  e gli omicidi mirati molti non vedono una grande differenza fra Obama e il suo predecessore".

Tutto questo non scuote molto gli americani i quali sembrano oggi molto più preoccupati dalle conseguenze interne della crisi economica che non dal declino geopolitico. "Difficile dire se gli americani vedano il loro paese  più debole" dice ancora Leslie Wayne. "Ma credo che oggi siano più in ansia per la loro quotidianità, per il loro lavoro, per il futuro dei loro figli. Le guerre in Iraq e Afghanistan li hanno stancati e non vogliono più fare il gendarme del mondo,  a meno che non sia inevitabile."

Ma se gli stessi americani cominciano a disinteressarsi del ruolo geopolitico di Washington, il resto del mondo (Europa in primis) non può fare altrettanto. La debolezza americana seguita all'11 settembre rischia di lasciare un vuoto di potere nello scenario mondiale che ancora oggi nessuno sembra in grado di poter riempire e se l'iperpotenza statunitense poteva dare fastidio un suo ridimensionamento non fornisce alcuna certezza sulla stabilità di un futuro ordine mondiale.

osama bin laden milestone8
Osama Bin Laden
Si parla molto delle nuove potenze asiatiche ma nessuna di questa sembra ancora in grado di offrire un'alternativa al secolo americano chiusosi poco prima del crollo delle Twin Towers: senza contare le opinabili credenziali democratiche che alcune di esse presentano. La Cina non ha ancora avviato un processo democratico al suo interno e sembra interessarsi solo a un espansionismo affaristico. Sul piano geopolitico, col pretesto della non-ingerenza, Pechino non si è presa alcuna responsabilità internazionale rendendosi anzi complice di scenari destabilizzanti come il genocidio in Darfur. Sul versante economico-finanziario la sua economia, che pure dovrebbe superare a breve quella americana, non sembra ancora avere la forza di trainare dietro si sé il resto del mondo come invece riusciva a fare Washington all'apice della sua forza prima del 2001.

Anche la Russia si è spesso lamentata dell'"arroganza americana", ma il suo contributo alla stabilizzazione mondiale è stato pari a zero. Mosca non ha fatto nulla per evitare la furia genocidaria dei serbi nei Balcani durante gli anni novanta e anche oggi blocca all'Onu qualunque tentativo di sanzioni contro il brutale regime di Assad in Siria.

Tuttavia la crisi statunitense inaugurata l'11 Settembre 2001 e acutizzatasi negli anni a seguire  potrebbe forse non essere irreversibile. Il paese ha ancora molti punti di forza: dalla storica capacità di reagire davanti ai momenti di crisi fino al suo ruolo all'avanguardia nel campo strategico della ricerca tecnologica Washington potrebbe avere ancora i mezzi per recitare una parte da protagonista sullo scenario mondiale. "Malgrado l'America post 11 Settembre sia più debole resta un potenza di notevole spessore" aggiunge il Professor Singh. "Gli Usa sono ancora il paese più in grado di adattarsi alla globalizzazione, anche rispetto a Cina, Russia o Europa. Inoltre gli Usa sono la nazione maggiormente stabile e in condizione di affrontare pacificamente i suoi problemi interni."

Dieci anno dopo lo stupro di Manhattan la vera sfida che attende gli Usa  non è più tanto come  surclassare l'integralismo islamico, bensì come reagire a quello che molti analisti indicano  come un potenziale declino. E se l'America ci riuscirà non saranno solo gli stati dell'unione a beneficiarne.

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