2012, anno bisesto carico di incognite

Di Giuseppe Baiocchi
Il "governo tecnico" è uno splendido alibi per la tradizionale politica italiana, che ha un prezioso margine temporale per "resettarsi" e rifondarsi in vista delle prossime elezioni. Saranno nel 2012? E' insieme una speranza e un incubo, perché si accetta volentieri che i Professori facciano il "lavoro sporco" delle scelte necessarie e sempre rinviate in quanto impopolari, ma si teme pure che si aprano spazi di consenso per figure nuove e magari altre forze politiche che scompongano lo scenario ormai obsoleto del puro bipolarismo.
Eppure, al di là dei proclami e della comprensibile propaganda, le stesse forze politiche hanno ancora qualche sensore immerso nella società che trasmette un'atmosfera di preoccupazione per il futuro e di timore per la stangata che attraverserà, impoverendoli, tutti i ceti sociali. In questo contesto giocare con le alchimie di alleanze e di riposizionamenti elettorali appare più un vizio autoreferenziale che la ricerca di una prospettiva credibile e la costruzione di una alternativa quale che sia ma capace di attirare il consenso popolare.
L'anno che si apre, al di là delle illusioni movimentiste, sarà comunque contrassegnato dal peso gravoso dell'economia. E' quasi una divertente nemesi storica, ma la rivincita postuma di Carletto Marx sul valore prevalente dell'economia come unica struttura di fondo apre interrogativi non banali. D'altronde i primi mesi saranno condizionati dalla montagna di titoli pubblici da rifinanziare. E si guarderà all'Europa e ai mercati globali nella fiducia che il prestigio del professor Monti ottenga all'estero un di più di comprensione e di aiuto.
La speranza non costa niente: eppure sembra sfuggire del tutto che i tempi altrove non saranno favorevoli. E' un logico portato delle cose, infatti, che si verifichi nelle opinioni pubbliche e nelle classi dirigenti un naturale ripiegamento sull'ambito nazionale e i suoi specifici interessi interni quando si vive un importante appuntamento elettorale. E nel 2012 si svolgeranno le decisive elezioni presidenziali in Russia, in Francia e negli Stati Uniti. E perfino la Cina resta con il fiato sospeso in attesa del Congresso del Partito Comunista che segnerà certamente un profondo ricambio di uomini alla guida del Paese.
Anche la Germania (che pure qualche manina nella nostra crisi ce l'ha già messa) risente di non lontane scadenze elettorali: ed è quindi difficile aspettarsi un'attenzione concentrata sui problemi dell'Eurozona, di cui l'Italia costituisce adesso il maggiore elemento di criticità. La stagione elettorale planetaria avrà conseguenze anche sul terreno strategico: soltanto la Gran Bretagna (dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU) non rinnoverà i suoi vertici politici e quindi qualche elemento di instabilità nel mondo è da mettere nel conto.
Se questo è il quadro globale dell'anno venturo, stupisce proprio che i leader politici non solo non ne tengano conto ma trasmettano la stessa ignoranza collettiva in modo da continuare i giochetti di sempre sia pure con meno sfacciataggine e in ogni caso con il volonteroso concorso del provincialissimo sistema mediatico di Palazzo. Solo quanto accade fuori dai nostri confini si riverberà incisivamente nel nostro cammino politico e sociale. E dunque appare del tutto inconsistente discettare sulla data di scadenza del "governo tecnico" , spiare i movimenti dei "malpancisti" del corpaccione berlusconiano o i dilemmi angosciati di un PD indeciso a tutto, combattuto tra Monti e Vendola, oppure i movimenti scomposti di una Lega in cerca d'autore. Per cercar di capire come andrà, occorre comunque allungare lo sguardo oltre confine: male che vada, ci si potrà consolare con la profezia dei Maya che prevede per il 21 dicembre 2012 la fine del mondo…


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