Le guerriere della Pace
Di Giovanna Guzzetti
Può sembrare un ossimoro. Ma non lo è. Definire guerriere le tre donne che a Oslo hanno ricevuto il 10 dicembre il Nobel per la pace ha un significato. Profondo. Stiamo parlando della presidente liberiana Ellen Johnson Sirleaf, della sua connazionale Leymah Gbowee e dell'attivista yemenita Tawakkol Karman, donne che hanno combattuto per la causa più nobile che ci sia, la pace tra i popoli, facendo una corsa ad handicap. Iniziando il loro percorso in un contesto di belligeranza e sopraffazione continue, soprattutto verso il genere femminile.
Al di là di quanto le tre hanno fatto concretamente è (stata) la loro volontà di agire, in barba alle tradizioni, ai condizionamenti e, diciamolo pure, ai pericoli che le ha innalzate alla ribalta del mondo. Di pochi giorni fa è l'abbraccio tenero e sincero fra Hillary Clinton, segretario di Stato Usa e ambasciatrice del suo Paese in vari teatri di guerra da quando ha giurato fedeltà al governo del suo avversario elettorale Obama, e la birmana Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991.
Anche loro due combattenti, con stili diversi, ma animate dalla stessa determinazione ed autorevolezza necessarie per essere pacifiste e non violente. Sullo sfondo, ormai sfuocate, le Amazzoni dei tempi nostri, le fedelissime di Gheddafi. A interpretare il destino dei pretoriani, altrettanto triste anche per l'altra metà del cielo.


oslo
I charms danesi di Pandora
alla conquista dell'Italia...
Il bello di Pandora è che si può modulare il proprio oggetto dei sogni partendo da una spesa di poche decine di euro per arrivare a cifre a tre zeri. Famoso, il bracciale Moments, componibile a piacere scegliendo fra oltre 600 charms. L'azienda è seconda, per redditività, solo a Tiffany
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