Sircana, sonetti e sonate
di Giuseppe Morello
Peccato che certe cose si scoprano sempre dopo. Ma apprendere che Silvio Sircana, il portavoce di Prodi nella scorsa legislatura, mentre il governo attraversava varie tempeste si dilettava con sonetti e poesie ci mette di buon umore e spiega anche tante cose. Che un politico si dedichi alla poesia è una splendida notizia che rafforza le nostre residue speranze sulla classe politica. Ci rincuora quindi che un uomo impegnato ai massimi livelli del governo, la sera dopo una giornata tra decreti e dichiarazioni alla stampa si rinchiuda nella sua cameretta abbandonandosi alla creazione lirica, anzichè - tanto per fare un esempio - andare a travestiti.
Ora, caso vuole, che Sircana facesse entrambe le cose, probabilmente trovando ispirazione dalla seconda per far meglio la prima (o viceversa?). Comunque sia, sono affari suoi e Dio solo sa quali vie tortuose percorre l'ispirazione poetica prima di sbocciare nell'animo dell'artista. Il problema è la coincidenza di questi passatempi con le disastrose performance comunicative del governo Prodi, affidate per l'appunto soprattutto al suo portavoce, che però nel frattempo componeva rime (anche con discreto talento, va detto). Il drammatico crollo di popolarità di Prodi è stato dovuto anche a una pessima gestione della comunicazione.
Non si sa se Prodi sapesse di questa passione segreta di Sircana, ma avrebbe dovuto calcolare i guai che possono capitarti se scegli come portavoce un emulo di Foscolo o Leopardi. Dai testi infatti si capisce che mentre Prodi parlava, Sircana era con la testa altrove, a cercare la rima o la parola giusta per i suoi componimenti (nei quali per altro parla malissimo di Prodi e degli alleati). Non il prosaico Mastella dunque è stato la rovina di Prodi, ma il demone della poesia. Chi l'avrebbe detto?
giuseppe.morello@affaritaliani.it



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